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“VERDI – PER UN NUOVO INIZIO”

Assemblea congressuale
dei VERDI del TRENTINO
TRENTO – sabato 21 giugno 2008

Relazione introduttiva di
Marco Boato

1.
Care amiche e cari amici, gentili e graditi ospiti e invitati, questa Assemblea congressuale dei Verdi del Trentino non è una normale Assemblea statutaria della nostra Federazione provinciale. Nel precedente Congresso avevo già preannunciato per la primavera del 2009 il nostro successivo Congresso ordinario, quando cesserà il mio mandato di Presidente provinciale e quando – per mia espressa e dichiarata intenzione di non più ricandidarmi a tale carica – i Verdi del Trentino saranno chiamati ad eleggersi un loro nuovo Presidente.

Dunque, quella odierna è una Assemblea congressuale straordinaria, finalizzata al Congresso straordinario della Federazione nazionale dei Verdi italiani, che si terrà dal 18 al 20 luglio 2008 a Chianciano. Un Congresso straordinario che io stesso e molti altri abbiamo richiesto e preteso, dopo il totale fallimento della sciagurata esperienza elettorale della Sinistra Arcobaleno nelle recenti elezioni politiche del 13-14 aprile 2008.

2.
Nonostante i Verdi trentini e sudtirolesi non avessero fin dall’inizio condiviso la scelta fatta dai Verdi a livello nazionale di confluire nel cartello elettorale della Sinistra Arcobaleno, abbiamo tuttavia mantenuto fede a quell’impegno elettorale con assoluta lealtà perfino dopo l’esclusione della mia candidatura, che pure era stata proposta all’unanimità dai Verdi trentini e a larghissima maggioranza (con soli tre voti diversi) dai Verdi sudtirolesi.

Non abbiamo polemizzato dopo il veto sul mio nome imposto a livello locale e nazionale dalle altre tre formazioni dell’alleanza elettorale (in particolare da Rifondazione comunista) e abbiamo condotto la campagna elettorale con lealtà e impegno, sia in Trentino che in Alto Adige/Südtirol.

A questo proposito, voglio pubblicamente ringraziare la verde sudtirolese Klaudia Resch e la verde trentina Elena Berti per aver accettato la loro candidatura e per aver comunque profuso con generosità le loro energie.

E vorrei anche ringraziare Lucia Coppola (che oggi ha accolto l’invito al nostro Congresso) per aver chiarito pubblicamente come il suo nome sia stato impropriamente utilizzato contro di me (ma subito abbandonato sul tavolo nazionale delle candidature), mentre la sua candidatura non è mai stata proposta da Rifondazione comunista per il collegio uninominale di Trento per il Senato, neppure quando abbiamo fatto notare che eravamo di fronte, per il Senato, a candidature esclusivamente maschili.

A differenza delle altre forze politiche della Sinistra Arcobaleno, noi non abbiamo mai posto veti su alcun nome, anche quando ci siamo trovati di fronte a candidature che confliggevano apertamente con i criteri di incompatibilità elaborati sul tavolo nazionale delle trattative (dove si era teorizzato che nessun consigliere regionale potesse candidarsi, se non previe dimissioni dal seggio consiliare, dimissioni che a Trento non sono mai state né date né ipotizzate). Lucia Coppola avrebbe potuto essere candidata nel collegio senatoriale di Trento, e noi avremmo condiviso pienamente tale scelta. Dunque, bene ha fatto lei a spiegare pubblicamente le ragioni del suo profondo disagio e bene ha fatto Giorgio Pedrotti a ribadire pubblicamente la nostra stima per Lucia Coppola e la piena correttezza e lealtà del comportamento dei Verdi in tutta la vicenda elettorale.

3.
Ma tutto questo è ormai definitivamente alle nostre spalle, salvo ricordare ancora una volta che noi avevamo profuso ogni impegno perché, quanto meno nei collegi uninominali del Senato, si mantenesse in Trentino l’unità del centro-sinistra autonomista, attraverso candidature condivise e plurali. Avevamo ripetutamente ammonito che la divisione del centro-sinistra avrebbe purtroppo portato a una sicura sconfitta. L’abbiamo fatto nelle riunioni interne, nella sede della Margherita; l’abbiamo ripetuto persino in modo accorato di fronte agli organi di informazione. Non siamo stati ascoltati e purtroppo siamo stati fin troppo facili profeti: quella sconfitta si sarebbe potuta evitare e non è stata evitata. Si sarebbe potuta evitare rinnovando l’alleanza paritaria del centro-sinistra unito con la SVP, come nel 2001 e nel 2006. Si è preferito la anonima e scolorita subalternità alla SVP col Diktat del “blockfrei”, e si è perso clamorosamente. Del resto, la stessa SVP ha subìto una sconfitta clamorosa, perdendo oltre dieci punti percentuali, e comunque la rappresentanza parlamentare del centro-sinistra autonomista si è ridimensionata proprio nel momento in cui gli attacchi del centro-destra alla nostra Autonomia speciale si fanno sempre più forti e aggressivi (ma anche un giornalista invitato a Trento dall’Italia dei Valori si è recentemente profuso in attacchi alle autonomie speciali, di cui ha chiesto addirittura l’abolizione!).

Lo ripeto, tuttavia: tutto questo è ormai alle nostre spalle. I Verdi trentini e sudtirolesi considerano definitivamente chiusa la fallimentare esperienza della Sinistra Arcobaleno, che hanno vissuto con grande sofferenza e lealmente, ma che per loro non si sarebbe mai dovuta realizzare. «Errare humanum est, perseverare diabolicum»: e noi non intendiamo in alcun modo perseverare in un percorso politico, che ha portato i Verdi ad uscire dal Parlamento per la prima volta dopo oltre vent’anni dal loro ingresso.

4.
Della vicenda politica nazionale ho parlato ampiamente in un mio intervento al Consiglio federale nazionale dei Verdi dell’11 maggio scorso a Roma. Poiché irresponsabilmente quel Consiglio federale venne, a nostra insaputa, convocato a porte chiuse – senza giornalisti e addirittura vietandone la trasmissione a Radio radicale –, ho deciso di stampare in un opuscolo quel mio intervento, che pure era stato accolto da una ovazione quasi unanime, per distribuirlo in tutta Italia ai Verdi interessati, in modo che tutti si rendano conto della gravità di quanto accaduto nei mesi scorsi e della inaccettabilità delle scelte politiche nazionali adottate negli ultimi anni, con una progressiva omologazione dei Verdi all’estrema sinistra.

Per chi conosce la storia dei Verdi – ormai lunga un quarto di secolo e partita proprio da Trento nel Convegno internazionale del dicembre 1982 –, per chi conosce questa storia, la collocazione politica dei Verdi all’estrema sinistra nelle scelte politiche nazionali risulta assolutamente innaturale (anzi: contro natura).

I Verdi non hanno nulla a che fare con le posizioni ideologiche comuniste, post-comuniste o addirittura neo-comuniste, pur rispettando coloro che ne sono protagonisti in un universo culturale completamente diverso dal nostro e ormai sempre più abbandonato anche dai cittadini che in passato, per ragioni comprensibili, lo avevano condiviso.

I Verdi non hanno nulla a che fare né con la “sinistra radicale” né con la “cosa rossa”. I Verdi sono una forza politica del centro-sinistra con una caratterizzazione post-ideologica, che punta al superamento delle vecchie ideologie dell’ ‘800 e del ‘900, che mette al centro di ogni scelta politica e programmatica la priorità della questione ecologica, in modo trasversale e con un grande pluralismo culturale.

Mettere al centro la questione ecologica e lo sviluppo socialmente ed ambientalmente sostenibile non significa essere una forza politica di centro, checché ne pensi un confuso esponente di Rifondazione comunista, che non sa più che pesci pigliare e quindi se la piglia incautamente con i Verdi. Come abbiamo detto in tutte le occasioni, da decenni a questa parte, i Verdi sono una forza politica di centro-sinistra che mette al centro il punto di vista ecologico e la cultura ecologica di governo rispetto a tutte le scelte politiche del presente e di un futuro sostenibile.

Cultura ecologica di governo significa difesa dell’ambiente e delle biodiversità, ma anche uno stretto rapporto tra economia ed ecologia, la priorità della questione energetica e dei cambiamenti climatici, la concezione e la pratica di una mobilità sostenibile, la difesa dei diritti civili e dei diritti sociali, la promozione dei diritti umani e della pace, la valorizzazione dell’agricoltura biologica e il principio di precauzione rispetto agli OGM, la difesa degli animali, la capacità di non contrapporre sicurezza ed immigrazione ma di coniugarle in una dimensione di integrazione e di convivenza, la promozione di uno sviluppo che sappia fare i conti con la “cultura del limite” e con l’uso razionale delle risorse umane e sociali, la concezione di una scuola che sia in grado di preparare le nuove generazioni alle sfide epocali che le attendono in un mondo aperto, innovativo e culturalmente plurale, ma anche la libertà religiosa, il rifiuto di ogni integralismo e la strenua difesa – da parte di credenti e non-credenti – del principio di laicità dello Stato e delle garanzie fondamentali dello Stato costituzionale di diritto.

Ecco, detto in rapidissima sintesi e in modo sicuramente non esaustivo, che cosa significa centralità della questione ecologica in senso forte, che cosa significa cultura ecologica di governo, che cosa significa concepire l’ecologia non solo sul piano ambientale, ma anche come ecologia umana, ecologia sociale ed ecologia politica.

5.
Da tutto questo si capisce il perché della scelta dei Verdi – del resto preannunciata a Trento e Bolzano già prima delle elezioni politiche e a maggior ragione confermata subito dopo – di recuperare la propria identità politica e culturale, in piena autonomia e indipendenza. Una identità non rigida, non ideologica, non chiusa in se stessa. All’opposto: un’identità aperta, plurale, trasversale, disponibile al dialogo e al confronto, ma consapevole del proprio apporto irrinunciabile, sempre più irrinunciabile, in una fase di cambiamenti epocali, per la costruzione del Trentino e dell’Italia del futuro, nel contesto europeo e planetario.

E da tutto questo si capisce anche il perché – sul piano nazionale – a nome anche (ma non solo) dei Verdi trentini e sudtirolesi abbiamo rivendicato la necessità di “un nuovo inizio”, con una svolta profonda e, questa sì, “radicale” rispetto alle scelte politiche degli ultimi anni.

Abbiamo chiesto di cambiare non solo il presidente, ma l’intero gruppo dirigente nazionale dei Verdi, perché sono stati “in solido” corresponsabili della catastrofe politica dei Verdi a livello nazionale. Abbiamo chiesto di cambiare la linea politica fallimentare seguita in questi anni, con il progressivo spostamento dei Verdi italiani sull’estrema sinistra dello schieramento politico, mentre i Verdi nel 1995-96 erano stati soci fondatori (con i DS e con il Partito popolare di allora) dell’Ulivo di Romano Prodi. E abbiamo chiesto di cambiare anche i metodi di organizzazione e direzione interna, superando il crescente centralismo romano di questi anni, per recuperare invece a pieno la nostra dimensione federale, che ci aveva caratterizzato fin dalle origini dell’ «Arcipelago verde» a metà degli anni ’80.

Tutto questo non significa affatto – come qualcuno ha temuto – disconoscere  l’enorme lavoro fatto dai Verdi in questi anni sul piano locale e anche sul piano nazionale. Significa invece capire che anche tutto il lavoro fatto in questi anni da molti di noi in tutta Italia rischia di andare perduto o di diventare irrilevante, se non usciamo da quella sorta di “riserva indiana” in cui siamo stati cacciati a causa di scelte irresponsabili e inconsapevoli a livello nazionale.

6.
Fuori dal Parlamento per i prossimi cinque anni, ora noi dobbiamo vivere la nostra «traversata del deserto», come l’hanno vissuta i Verdi tedeschi, i Grünen, quando sono rimasti esclusi dal Bundestag dal 1990 al 1994. Ed è una «traversata del deserto» tanto più difficile e drammatica mentre assistiamo al folle tentativo, questo sì ideologico e acritico, di reimporre la scelta nucleare in Italia. E mentre già in queste prime settimane della nuova legislatura vediamo in atto un sistematico arretramento sulle scelte ambientali (pensate ai Parchi nazionali e al Protocollo di Kyoto), un disconoscimento delle sempre più gravi condizioni sociali e del mondo del lavoro (l’occupazione ha ripreso a diminuire e i salari sono sempre più erosi nel loro potere d’acquisto, insieme alle pensioni), un ritorno allarmante di spinte xenofobe e di pulsioni razziste, un disconoscimento dei principi della libertà religiosa e della laicità dello Stato, una temibile involuzione sul terreno della giustizia e dell’ordinamento penitenziario, una scomparsa dall’agenda politica di temi come il “testamento biologico” o il riconoscimento della coppie di fatto, solo per citare gli aspetti più eclatanti.

Di fronte a questa situazione, i Verdi, ma non solo loro, hanno un percorso da compiere lungo e difficile, senza scorciatoie e senza improvvisazioni, con umiltà ma anche con grande coerenza e determinazione.

Un percorso difficile riguarda non solo le forze politiche rimaste escluse dal Parlamento, ma anche lo stesso Partito democratico, che ha subìto anch’esso una sconfitta clamorosa a livello nazionale (con oltre nove punti di scarto dal centro-destra), che sta passando da una sconfitta all’altra a livello regionale e locale (la perdita del Friuli-Venezia Giulia, la catastrofe di Roma, lo tsunami nelle provinciali siciliane) e che sta faticosamente “elaborando il lutto” al proprio interno, in un dibattito politico al limite dell’implosione a livello nazionale.

Noi siamo preoccupati per noi stessi e prima di tutto di noi stessi e dei nostri errori. Ma siamo anche preoccupati di un quadro politico nazionale (e sempre più anche locale) che ci fa tornare alla mente che i laburisti inglesi rimasero all’opposizione 18 anni prima di riprendersi e tornare al Governo e che i socialdemocratici tedeschi rimasero all’opposizione 16 anni prima di riprendersi e di tornare al Governo, grazie anche all’apporto determinante dei Grünen di Joschka Fischer.

Per quanto riguarda i Verdi italiani, in queste settimane, a chi me l’ha chiesto anche con insistenza da molte regioni italiane, ho dato la mia disponibilità ad assumere per un breve periodo (solo fino a dopo le elezioni europee del 2009) un ruolo di “traghettatore” in questa fase di transizione in cui è necessario “un nuovo inizio”.

Non so se questo accadrà nel prossimo Congresso del 18-20 luglio a Chianciano,  perché – come sempre succede in questi casi – ci sono forti spinte al rinnovamento, ma ci sono anche altrettanto forti tentativi gattopardeschi di «cambiare tutto perché non cambi nulla».

I Verdi trentini e sudtirolesi, in modo del tutto solidale, hanno sottoscritto la mozione che si intitola appunto ed esplicitamente «Per un nuovo inizio». Altre mozioni, sia pure con linguaggio diverso, vanno sostanzialmente nella stessa direzione di un profondo e radicale rinnovamento.

Ma molti di coloro che finora hanno avuto responsabilità dirigenti a livello nazionale, e che esprimono un “gruppo di potere” ancora presente e consistente, stanno tentando di resistere e di riproporre se stessi ancora una volta.

È una battaglia aperta, che affronteremo con serenità e determinazione. Per parte mia non ho alcun timore di perderla personalmente, perché sono abituato da tempo a trovarmi in posizioni di minoranza a livello nazionale. Sono però preoccupato che siano i Verdi a rischiare di perdere questa necessaria sfida del rinnovamento dopo lo “tsunami” elettorale. Valuteremo insieme l’esito dopo la conclusione del Congresso di Chianciano.

7.
Sul piano provinciale, la decisione già presa subito dopo le elezioni (ma annunciata già da prima, come ho ricordato) di rilanciare in piena autonomia il ruolo dei Verdi del Trentino sta dando buoni frutti in queste settimane.

Stiamo lavorando per esprimere compiutamente la nostra caratterizzazione autonoma in riferimento alla peculiarità territoriale e istituzionale del Trentino.

Per questo abbiamo deciso di confermare la nostra volontà di dar vita a una lista denominata «Verdi e democratici del Trentino», con molte candidature indipendenti insieme alle candidature direttamente espresse dai Verdi del Trentino. E abbiamo deciso anche di aggiungere nel nostro simbolo – che vedete stampato nei due manifesti che vengono affissi in questi giorni nei principali centri del Trentino – anche il binomio «autonomia e democrazia».

Queste due parole essenziali esprimono sia la vocazione autonomista, che è sempre stata propria dei Verdi del Trentino (e io stesso in Parlamento sono stato il primo firmatario della riforma dello Statuto del 2001), sia la necessità di una maggiore partecipazione democratica a fronte dei rischi di un eccessivo “centralismo” provinciale e soprattutto a fronte dei rischi di un distacco crescente tra i cittadini e le istituzioni dell’Autonomia.

A proposito dell’Autonomia speciale, vogliamo denunciare anche nel nostro Congresso l’immediato attacco alle sue risorse finanziarie che si sta prospettando ad opera del nuovo Governo di centro-destra. Ai cittadini che, nelle recenti elezioni politiche, hanno votato i partiti del centro-destra ci permettiamo di suggerire un rapido ripensamento critico: sono essi stessi cittadini del Trentino, sicuramente affezionati alle peculiarità storiche e alle prerogative istituzionali della nostra Autonomia speciale. Ma i partiti, che loro stessi hanno legittimamente votato, ora sostengono in Parlamento un Governo che si è subito precipitato ad attaccare e ridurre le risorse finanziarie del Trentino, che non sono un privilegio infondato, ma il corrispettivo dell’esercizio delle vastissime competenze autonomistiche.

Tiriamo un campanello d’allarme, azioniamo il freno d’emergenza prima che sia troppo tardi. Noi ci batteremo sempre perché ci sia un corretto, scrupoloso e consapevole uso delle risorse, ma ci batteremo anche perché non si pretenda di far pagare al Trentino gli errori finanziari commessi a livello nazionale.

8.
Colgo questa occasione per esprimere gli auguri di buon lavoro dei Verdi del Trentino al neo-eletto segretario del PD provinciale Alberto Pacher, che ringraziamo per la sua presenza a questo Congresso. E colgo l’occasione anche per fare i nostri auguri alla appena costituitasi formazione della «Unione per il Trentino» e per ringraziare Giorgio Lunelli, coordinatore uscente della Margherita, per il caloroso messaggio al nostro Congresso.

Anche il Presidente Lorenzo Dellai ha voluto mandare un cordiale messaggio augurale, di cui lo ringraziamo vivamente, nella speranza che – conclusasi questa nuova tornata congressuale e avviatosi il cammino di PD e Unione per il Trentino – decida al più presto di convocare la più volte annunciata riunione della coalizione del centro-sinistra autonomista, per riprendere il cammino interrotto dalla difficile vicenda delle elezioni politiche anticipate.

Vedo presente in questa sala anche Fabrizia Bort, che ha positivamente e prontamente accolto il nostro invito a partecipare e anche ad intervenire al nostro Congresso. Fabrizia Bort è stata per alcuni anni l’unica donna del Trentino ad assumere la responsabilità di guidare una forza politica. L’abbiamo imparata a conoscere e stimare non solo negli incontri della coalizione del centro-sinistra autonomista, ma anche per il suo impegno a difesa dei diritti civili e della laicità dello Stato. Poiché dalla carica di segretaria di partito è stata estromessa, ma il suo impegno politico e civile continua, siamo davvero interessati a intraprendere con Fabrizia Bort un dialogo e una collaborazione, che possano ulteriormente arricchire la nostra esperienza politica e culturale.

9.
Nella seconda parte dell’Assemblea congressuale, conclusi i necessari adempimenti con l’elezione dei cinque delegati effettivi e dei cinque delegati supplenti al Congresso di Chianciano, apriremo la sessione dedicata alla preparazione del programma dei Verdi, alla cui elaborazione collegiale sono stati preposti i nostri rappresentanti nella Giunta e nel Consiglio provinciale, Iva Berasi e Roberto Bombarda.

Non intendiamo quindi presentare oggi un programma concluso e definito. Proprio per garantire la massima partecipazione democratica alla sua elaborazione da parte di tutti coloro, iscritti e non iscritti ai Verdi, che si riconoscono nei «Verdi e Democratici del Trentino», oggi verranno presentate prima di tutto delle linee programmatiche, delle indicazioni di indirizzo, aperte al dibattito e al confronto già in questa sede, ma soprattutto finalizzate a ricevere arricchimenti, proposte e integrazioni nelle prossime settimane.

10.
Per l’inizio di settembre convocheremo una Assemblea pubblica, col duplice scopo di presentare sia la lista delle candidature, a cui lavoreremo nelle prossime settimane, sia la proposta di programma, come verrà elaborato e integrato dallo specifico gruppo di lavoro di cui sono responsabili Roberto Bombarda e Iva Berasi.

Siamo comunque davvero soddisfatti del grande impegno e della grande disponibilità che abbiamo riscontrato in tutti, una volta girata, e definitivamente archiviata, la pagina delle recenti elezioni politiche.

Anche per noi c’è davvero “un nuovo inizio”, pieno di entusiasmo e determinazione, sia pure nella consapevolezza delle difficoltà che abbiamo attraversato, ma che abbiamo superato, starei per dire, al tempo stesso con umiltà e con orgoglio.
Dei Verdi c’è ancora e sempre più bisogno in Trentino e in Alto Adige/Südtirol, come in Italia e in Europa. Di più: come in Alto Adige i Verdi si sono aperti alla collaborazione e alla comune presentazione elettorale con le «Bürger-Liste-Civiche», in Trentino i Verdi si stanno aprendo a molte candidature di donne e uomini della società civile e anche a candidature di persone di grande valore che provengono da altre esperienze politiche e che potranno arricchire il pluralismo culturale dei «Verdi e Democratici del Trentino – Autonomia e Democrazia».

A tutte e a tutti, in questo bello e ricco percorso che faremo insieme, un augurio fraterno di buon lavoro, di felice comune impegno. Ed è un augurio che rivolgiamo e rinnoviamo di cuore anche ai nostri alleati. Davvero: buon lavoro a tutti.

 

Marco Boato

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