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Rovereto, 8 gennaio 2011
Rovereto, la pace e quel centro ricerche
di Cristiano Vecli, dal Trentino di sabato 8 gennaio 2011

Sono pochi, nell’era della blitz-informationen, a ricordarsi personaggi ed avvenimenti che non vengono celebrati, ma che invece non andrebbero scordati. Il prossimo 5 febbraio cadrà il centosettantunesimo anniversario della nascita di Sir Hiram Stevens Maxim. All’età di quattordici anni Hiram era un giovanotto americano, apprendista in un un’officina di carrozze nel cuore del Maine. A sessantun anni invece era un britannico ingegnere, Baronetto di Sua Maestà Queen Victoria, Cavaliere della Legione d’Onore e membro di organizzazioni di spicco, sia scientifiche che artistiche.

Potremmo in questo caso affermare che più grande è la fortuna del singolo, più profonda è la disperazione della massa. Infatti nel 1884, molti anni prima di emigrare dagli Stati Uniti al Regno Unito, Hiram Maxim inventò la mitragliatrice per (cito) «aiutare gli europei a tagliarsi la gola a vicenda più facilmente». Oppure, per fare più semplicemente «una pila di soldi».

La Maxim-gun col passare del tempo è diventata machine-gun e sul nome dell’umano inventore di tanta atrocità nessuna macchia nei secoli, nessun anatema. Una stima, all’apparenza esagerata, vuole l’invenzione della Maxim-gun responsabile del 90% delle vittime della Grande Guerra. Comunque si parla di milioni di soldati e civili morti, stime esagerate o meno. Alla fine anche Maxim, con i suoi titoli e i suoi soldi, mori facendo finalmente una buona azione.

Dopo questa premessa, mi piacerebbe conoscere il nome di chi vuole trasformare Rovereto (città della Pace?), in un centro ricerche che ambisce solo a produrre morte low-cost. Questo e nient’altro può desiderare chi, come Maxim a suo tempo, vuli fare carriera sulle rogne degli altri. Ci sarò una persona “responsabile”  che ha firmato un documento, che ha detto che va bene così.

Io mi auguro di cuore che anch’essa diventi baronetto, così magari si porta a quel paese anche i costruttori di armi. Oppure cambiamo ‘sto nome ingombrante e anacronistico. Viva Rovereto Città della Guerra, con la sua campana che batte ogni sera per ricordarci che milioni di persone morte fruttano molto più di quelle vive. Ma solo ed unicamente a condizione che ad ammazzarle sia la nostra premiata ditta e non la spietata concorrenza.

Cristiano Vecli

      
   

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