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Trento, 3 dicembre 2014
Boato: «Autonomia, mai così male dal ’72
Patetica illusione il partito di raccolta»

Il leader verde: «Rossi e Dellai mi ricordano la concretezza di Andreotti e la visione di Moro»
Patt, partito di raccolta «Un’illusione»

intervista a Marco Boato
del Corriere del Trentino di mercoledì 3 dicembre 2014

L’aplomb di Marco Boato è noto. Per una volta, però, lo storico leader dei Verdi sceglie parole ruvide: «L’autonomia — afferma — sta toccando il suo punto più basso dal 1972 a oggi». L’ex parlamentare si riferisce sia all’attacco di cui è vittima l’autonomia, sia alla scarsa capacità di risposta interna. «Il partito di raccolta in Trentino — dice — è una patetica illusione».

Marco Boato sembra poco interessato al confronto personale tra Ugo Rossi e Lorenzo Dellai. Non andrà a nessuno dei due appuntamenti. «A quello del presidente non sono stato invitato, quanto a quello dell’ex presidente credo che in 180 secondi si possano solo esprimere slogan». Della necessità di un dibattito non estemporaneo è però convinto. «L’autonomia — afferma senza mezze misure — sta toccando il suo punto più basso dal 1972 ad oggi».

Dal patto di Milano a quello di Roma che cosa è cambiato? Il primo sembrava, almeno nelle premesse, quasi un trattato tra Stati. Il secondo pare più il frutto di una trattativa mercantile.
«Il paragone tra i due offre un indicatore della crisi dell’autonomia. Entrambi hanno una natura difensiva, tuttavia, dopo cinque anni di crisi economica, l’ultimo appare come una difesa sì, ma al ribasso. Dai governi Monti, Letta e Renzi sono arrivati attacchi durissimi all’autonomia».

La discontinuità tra l’epoca Dellai e l’amministrazione Rossi è dettata solo dalla crisi economica?
«Io parlerei di un vero e proprio nuovo corso di Rossi. Senza dichiararlo pubblicamente, l’attuale presidente ha intrapreso un’opera di smantellamento di tutti i capisaldi strategici del governo Dellai. Da un punto di vista politico e istituzionale».

Lei prima accennava anche al contesto nazionale, dal quale Dellai chiede al Trentino di distinguersi. La difesa e lo sviluppo delle istituzioni autonomistiche come si rapportano con il disegno di Renzi?
«Direi in maniera per lo meno problematica. Con l’Italicum, Renzi vorrebbe trasformare il bipolarismo italiano in bipartistismo. Si tenga presente che nemmeno in Gran Bretagna esiste più il bipartitismo. Ma soprattutto assistiamo al rilancio fortissimo di un centralismo statale che ci rimanda agli anni Cinquanta, come se l’apparato dello Stato avesse dimostrato, in questi anni, di funzionare perfettamente e le Regioni fossero solo lo scandalo delle spese dei gruppi. A ciò si aggiunge la negazione del ruolo dei corpi intermedi. Quanto allo specifico delle autonomie speciali,nessuno ne mette in discussione la sopravvivenza giuridica, almeno per ora, ma recentemente la ministra Boschi ha dichiarato che le sopprimerebbe. Stesso pensiero ha espresso Renzi in un suo recente libro. Poi, come sempre, quando si viene in visita in Trentino Alto Adige si ritratta tale tesi, ma ormai anche questo fa parte di un rodato cliché . Va anche detto che domina una grande ignoranza a tutti i livelli: storico, politico e istituzionale».

E intanto, a Trento, il centrosinistra è in fibrillazione.
«Rossi ha mostrato due volti. Uno inclusivo e coalizionale durante la fase pre-elettorale e uno insofferente al gioco di squadra dopo. Non mi riferisco solo al fatto che le tre forze politiche che non hanno avuto eletti — Verdi, Socialisti e Idv — sono state messe un po’ da parte. Contemporaneamente il Patt, inseguendo la patetica illusione del partito di raccolta, accoglie chiunque».

Perché secondo lei è una patetica illusione?
«Se l’unico partito di raccolta esistente, la Svp, si sta mettendo in discussione passando dalla logica etnica a quella territoriale, come si fa a immaginare che nel 2014, in Trentino, possa nascere un partito di raccolta? Credo che questa illusione sia anche il frutto delle discutibili politiche culturali prodotte negli ultimi anni».

E sul fronte di governo?
«Noto gravi problemi su sanità, ricerca, università, cultura e ambiente».

Dellai è antidoto, o causa di questa fibrillazione?
«Dellai ha rivolto un giusto richiamo alla necessità di una visione globale. Esprime ancora una forte capacità di elaborazione culturale, prima ancora che politica. Sconta l’eccessiva precarietà delle ultime scelte politiche e la mancanza di un ruolo di rilievo. Sarebbe presidente della Camera, e sarebbe stata un’altra musica per il Trentino, se Monti non gli avesse messo i bastoni tra le ruote. Con un paragone di altri tempi, direi che Rossi rappresenta la “concretezza” di Giulio Andreotti, Dellai la “visione” di Aldo Moro. No dimentichiamo che Dellai, in quanto kessleriano, era in un certo senso moroteo».

È utile scegliere tra concretezza e visione?
«Ovviamente no, in politica servono entrambe. Mi chiedo, però, se ci sia visione su sanità, ricerca, università, cultura e ambiente».

Suggerimenti?
«Sì, anche se sono scontati. Bisogna rilanciare il centrosinistra autonomista nel suo insieme, senza esclusioni e senza egemonismi. È necessario lavorare per il Terzo Statuto, anche se in un contesto nazionale difficile. Bisogna abbandonare le rivalità di leadership e fare gioco di squadra a livello provinciale, regionale, di Euregio, italiano ed europeo. Il balletto di comunicati di Rossi e Dellai sull’ordine del giorno approvato domenica in materia di salvaguardia mi è parso ridicolo».

C’è chi teme che la mossa di Dellai altro non sia che un tentativo di rientrare a Trento.
«Lo conosco da un quarto di secolo e escluderei ipotesi di questo tipo. Del resto, Dellai ricorda benissimo la reazione che suscitò Kessler, nel 1988, quando dal Senato dove sedevamo insieme, cercò di tornare a Trento».


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