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Trento, 20 settembre 2011
IL FUTURO DEI VERDI E DEGLI ECOLOGISTI E CIVICI
di Marco Boato
da Terra di martedì 20 settembre 2011

“Il coraggio di osare” era il titolo della mozione congressuale che ha condotto i Verdi italiani alla svolta del congresso di Fiuggi nell’ottobre 2009. Fu quello il momento determinante per impedire la scomparsa di un soggetto politico ecologista autonomo nella realtà italiana, dopo i molti errori degli anni precedenti e in particolare dopo le sconfitte dei “cartelli” elettorali alle elezioni politiche del 2008 (Sinistra Arcobaleno) e alle elezioni europee del 2009 (Sinistra e libertà). Due sconfitte dovute anche alle scelte di autosufficienza del Pd (alle politiche) e alla improvvisa modifica della legge elettorale (alle europee). Ma dovute anche alla incapacità di direzione politica, che aveva portato i Verdi a perdere progressivamente consenso e ad appiattirsi sempre più su alleanze innaturali con l’estrema sinistra, abbandonando la propria autonomia, la propria trasversalità ed anche la propria “cultura di governo ecologista”, che a metà degli anni ’90 li aveva visti protagonisti e soci fondatori dell’Ulivo di Romano Prodi.

Al Congresso di Fiuggi prevalse la prospettiva di un forte rilancio dei Verdi: non in una dimensione di autosufficienza (ormai ridotta ai minimi termini), ma nella direzione strategica della costruzione di una nuova “Costituente ecologista”, che sapesse proporre a tutti gli ecologisti italiani, insieme ai Verdi, di dar vita appunto ad un nuovo soggetto politico ecologista, adeguato alla sempre crescente dimensione che i Verdi e gli ecologisti stavano assumendo nella realtà europea (con particolare riferimento alla Francia e alla Germania, oltre che a molti altri paesi dell’Europa centro-settentrionale).

In questi ultimi due anni è stato conseguentemente promosso un processo costituente lungo e faticoso, a volte irto di ostacoli ed anche di qualche diffidenza (è difficile far scomparire le scorie del passato), ma anche coraggioso e determinato: un processo che, in realtà, era già iniziato ancor prima del Congresso di Fiuggi, con la diffusione, nell’estate 2009, dell’”Appello agli ecologisti”, che aveva saputo lanciare un campanello d’allarme e tirare il freno d’emergenza, prima del pericolo della definitiva scomparsa dei Verdi in Italia. Dopo le elezioni politiche ed europee, davvero i Verdi erano sull’orlo del baratro, alle soglie di una possibile estinzione e auto-distruzione. Anche in Francia avevano corso questo rischio, ma – con la forte iniziativa di Daniel Cohn-Bendit e di molti altri verdi ed ecologisti – avevano saputo innovare con il nuovo progetto di Europe écologie, assumendo una nuova centralità strategica nella scena politica e sociale francese ed europea.

Ricordando una bella intervista di Alexander Langer con Claudia Roth - dopo la scomparsa dei Grünen dal Bundestag nel 1990 a seguito della caduta del muro di Berlino e della riunificazione tedesca - avevo parlato allora della necessità, per i Verdi e gli ecologisti italiani, di una lunga “traversata del deserto”, per riuscire a riscoprire la propria vocazione originaria e per riconquistare un importante ruolo politico (ma anche sociale e culturale) nella scena politico-istituzionale italiana. Questa “traversata del deserto”, in realtà, è ancora in corso, ma negli ultimi due anni, e in particolare in quest’ultimo anno, molta strada è stata percorsa per cercare di unificare (nel rispetto delle reciproche diversità) tutti gli ecologisti italiani ed anche molte reti civiche attente ai temi dell’ambiente, della giustizia sociale, della lotta alle mafie e della legalità.

Attorno all’appello “Io cambio” e all’altro appello “Abbiamo un sogno” si sono dapprima sviluppati due percorsi autonomi improntati al rinnovamento della politica, all’impegno civile, alle battaglie ecologiste, all’etica della responsabilità, alla buona amministrazione. E subito dopo (non a caso molte firme erano fin dall’inizio “incrociate”, segnalando forti affinità di ispirazione politica e culturale, ma anche etica) questi due percorsi, grazie ai loro protagonisti, hanno avuto l’intelligenza e la lungimiranza di trovare punti di incontro, forme di collaborazione, fino ad arrivare alla convergenza in un progetto comune.

È stato fondamentale in questo itinerario superare diffidenze reciproche e rifiutare posizioni di chiusura e di esclusione di tipo “integralista” e massimalista, promuovendo invece una logica aperta, inclusiva, plurale, federativa, rispettosa delle differenze e delle storie diverse. Daniel Cohn-Bendit, venuto più volte in Italia a sostenere questo progetto, aveva ammonito tutti, sulla scorta di Europe écologie: “Non chiediamoci da dove veniamo ciascuno di noi, ma dove vogliamo andare tutti assieme”.

Abbiamo dunque evitato (e per questo il percorso è stato forse più lungo del previsto, per non lasciare nessuno indietro) ogni forma di decisionismo e di forzatura unilaterale. Abbiamo accettato - Ecologisti, civici e Verdi - la sfida della complessità, il monito di quel “solve et coagula” che già molti anni fa aveva lanciato Alexander Langer, cercando il superamento dei muri (che spesso sono solo nelle nostre teste) e lanciando ponti di incontro e di dialogo.

Non è stato facile per nessuno, ma questa era anche la vocazione originaria dei Verdi, che negli anni ’80 si erano formati storicamente all’insegna non degli apparati di partito, ma della “biodegradabilità”, che significa capacità di rinnovarsi sempre di fronte alle nuove sfide del presente e del futuro. Qualcuno, protagonista di altre esperienze, sbagliando ha intimato di “sciogliere i Verdi” (non pensando però, del resto giustamente, di sciogliere se stesso). Qualcun altro, in modo simmetrico e proprio dall’interno, ha temuto che questo processo costituente significasse semplicemente “sciogliere i Verdi”, proprio da parte di chi in ogni modo li aveva tenuti in vita al Congresso di Fiuggi e li aveva rilanciati nella nuova prospettiva della Costituente ecologista, che fin dall’inizio si è definita in una logica federativa e non totalizzante ed esclusiva.

In tutte le tappe successive al Congresso di Fiuggi, in realtà, i Verdi hanno saputo tener vivo questo processo costituente ed hanno saputo superare anche qualche comprensibile “resistenza” interna (c’è stato chi, temendo la sfida in campo aperto del futuro, ha evocato in modo un po’ patetico il “salto nel buio”, come se il presente e il recente passato fossero stati luminosi), ma interrompere ora questo processo sarebbe stato semplicemente “suicida”. I Verdi hanno avuto e continueranno ad avere un ruolo importante, ma senza alcuna presunzione di auto-sufficienza: questo ruolo sarà giocato insieme a tanti altri, ecologisti e civici, perché l’Italia ha bisogno di un nuovo soggetto politico – ecologista, civico e verde – che sappia far fronte alla crisi della politica e alla crisi economico-sociale, accettando la sfida di un futuro sostenibile: economicamente, ecologicamente e socialmente. Evangelicamente si potrebbe dire che non dobbiamo sotterrare i nostri talenti, ma dobbiamo avere la capacità di “trafficarli”, cioè di investirli in un progetto più coraggioso, più innovativo e più grande, di cui essere protagonisti insieme a molti altri.

Marco Boato

 

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