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Lavis, 14 settembre 2013
QUANTO LAVORO: L’EREDITA’ CHE CI HA LASCIATO FULVIO FORRER,
URBANISTA AMANTE DELL’ECOLOGIA E DELLA VITA

di Marco Boato
in occasione del convegno “Questi sono i miei fiumi – Giornata in ricordo di Fulvio Forrer”
Lavis – Auditorium comunale – 14 settembre 2013, ore 9.30

Fulvio Forrer se ne è andato il 15 marzo 2012 qui a Lavis, a soli 55 anni, dopo aver combattuto, per tutti i suoi ultimi sette anni quel cancro, che lo aveva già aggredito in gioventù, ma che sembrava allora essere stato debellato. Si è battuto dunque per sette anni in modo indomito, come un leone ferito ma ancora desideroso di affrontare ogni nuova sfida, e soprattutto la sfida della vita. Però alla fine, alle 9 del mattino di giovedì 15 marzo 2012, purtroppo è stata la malattia a domarlo.

In tutti quegli anni era stato accompagnato nella sofferenza – ma anche nella gioia e nella serenità di una splendida famiglia – dalla moglie Claudia Santoni, una donna davvero straordinaria, che ha meritato il suo amore e che gli ha dato infinito amore fino alla fine, e dai suoi figli, teneri e forti, Lisa e Tobia, insieme agli altri suoi familiari e ai tanti amici che lo hanno conosciuto e che gli hanno voluto bene.

Fulvio Forrer è stato poi sepolto a Folgaria perché lui stesso aveva voluto ritornare nella terra, da cui aveva avuto origine il suo ceppo familiare. Oltre a continuare qui a Lavis fino allo stremo il suo impegno scientifico e professionale, e insieme civile e politico, nell’ultimo periodo della sua vita ha voluto anche dedicarsi a ricostruire lungo i secoli le “radici” cimbre dei suoi avi – legate a Mezzomonte -, preparando un album con tutti i nomi, le foto, le note biografiche dei vari componenti della sua genealogia. E ha voluto condividere quelle belle memorie familiari con tutti i tuoi parenti, specialmente i più giovani, perché non dimenticassero mai da dove è venuto, e quali strade ha percorso, il ceppo familiare dei Forrer.

Me l’aveva mostrato con orgoglio, quel fascicolo, pochi giorni prima del Natale 2011 e l’aveva tenuto vicino al suo letto fino alla fine. L’aveva voluto così intitolare: “Un singolo, una famiglia, un ceppo: la storia siamo noi. La famiglia Forrer nel tempo”. E aveva preparato persino un fumetto, per divulgare la storia non più solo della sua famiglia, ma dell’intero territorio dell’altopiano di Folgaria, intitolandolo: “I Cimbri e la Magnifica Comunità”. Sentendo avvicinarsi la morte, Fulvio Forrer aveva voluto dare una estrema testimonianza di vita nella e per la comunità di origine della sua famiglia.

Ma oggi qui a Lavis sono riuniti anche tanti che l’hanno conosciuto, stimato e amato non solo a Lavis – dove ha scelto di vivere e di morire –, ma in tutto il Trentino, ed anche in Alto Adige, dove era nato, e pure ben oltre i confini regionali.

Proprio qui a Lavis, e in questo stesso Auditorium, c’era stata la sua ultima uscita pubblica, a cui anch’io ero stato presente. Nonostante la debolezza e i forti dolori, il 28 febbraio 2012, poco più di due settimane prima della sua morte, Furio aveva voluto partecipare ugualmente – pur in carrozzella, accompagnato come sempre da Claudia – ad una importante serata promossa in questo Auditorium dall’associazione “ViviLavis”. Il tema era uno di quelli a lui più cari, perché riguardava proprio i rapporti tra pianificazione urbanistica e ambiente, con particolare riguardo alla VAS (Valutazione ambientale strategica) e Fulvio Forrer era previsto come uno dei relatori ufficiali, essendo in materia uno degli specialisti più accreditati.

Ma quella sera del 28 febbraio 2012 i dolori erano diventati troppo forti e Furio dovette suo malgrado farsi riaccompagnare a casa, ancor prima di riuscire a parlare. Quando, dalla presidenza, gli organizzatori annunciarono il venir meno della sua relazione, un grande, lungo, commosso applauso si levò unanime da questa sala affollata, come se tutti avessero avvertito, in quella forzata assenza, il triste presagio dell’imminente venir meno non tanto del suo intervento, quanto della sua stessa persona, e questo proprio di fronte ai concittadini di Lavis, del comune in cui aveva scelto di vivere ormai da tanti anni. E così purtroppo accadde veramente, nello spazio di appena due settimane.

Dunque, a soli 55 anni (era nato il 14 febbraio 1957), dopo aver combattuto il cancro per sette anni con una forza straordinaria, Fulvio Forrer era stato purtroppo domato dalla sua malattia. È morto giovedì 15 marzo 2012, alle 9 del mattino, nella sua casa qui a Lavis, accompagnato nell’estremo passaggio dalla moglie Claudia, che in tutti quegli anni, insieme ai figli Lisa e Tobia, gli era stata a fianco con una dedizione totale, commovente ed esemplare.

Fulvio Forrer era conosciuto in tutto il Trentino – ma anche in molte realtà dell’Alto Adige, dove aveva collaborato con l’architetto e assessore all’urbanistica di Bolzano Silvano Bassetti, anche lui morto prematuramente nel 2008 -, ma aveva un raggio di azione e di impegno che superava ampiamente i confini provinciali e anche regionali. Forse il motto che più gli si addiceva era quello fatto proprio dall’ecologismo politico di tutto il mondo: “Agire localmente, pensare globalmente”.

“Agire localmente” per lui – dopo la laurea in urbanistica  a Venezia nel 1982, finalizzata proprio alla problematica residenziale in Sudtirolo in relazione al “fattore etnico” – significava essersi dedicato per trent’anni esatti ad affrontare sia professionalmente, sia nell’impegno ecologista e politico, tutte le problematiche urbanistiche ed ambientali del Trentino nella sua dimensione provinciale, ma anche di innumerevoli comuni e realtà territoriali. E per questo si era fatto conoscere e stimare da tutti: per la sua competenza scientifica, per la sua dedizione professionale, per il suo impegno civile.

Voglio ricordare ampiamente la bella testimonianza che, subito dopo la sua morte, gli aveva reso Giovanna Ulrici dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, in “Urbanistica informazioni”, e che riecheggiava anche una analoga testimonianza di Alessandro Franceschini, pubblicata in “Ambiente trentino”: “Non credo si possa negare: Fulvio Forrer 'è' INU per il Trentino. Ha partecipato con Silvano Bassetti e altri nomi di riferimento dell’urbanistica regionale alla nascita della Sezione regionale dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, contribuendo poi alla fondazione, nel 1995, della Sezione provinciale Trentino. E’ stato più volte Presidente della sezione Trentino, ne era attualmente Vicepresidente. Una separazione per Fulvio necessaria a valorizzare i percorsi urbanistici e legislativi diversi nei due territori, e negli anni recenti da lui relativizzata, convinto che il tempo oggi richieda uno sforzo di unità, di dialogo e collaborazione oltre e sopra a qualunque distinguo, a qualunque specificità. D’altronde, Bolzanino trapiantato in Trentino, Fulvio rappresentava in ogni caratteristica di sé questa doppia identità nell’unità.

Nato a Bolzano nel 1957 Forrer si era laureato in Urbanistica presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia. Aveva scelto un corso di laurea particolare – quello appunto in Urbanistica – fondato all’inizio degli anni Settanta da Giovanni Astengo, e dal quale Forrer aveva derivato i valori dell’autonomia e dell’autorevolezza nella figura dell’urbanista (era uno dei pochissimi urbanisti «liberi professionisti). Fra i tanti impegni convinti, ricordo che era stato membro del Consiglio direttivo della Commissione Nazionale per la Protezione delle Alpi. 

E l’urbanistica era sempre presente nei suoi pensieri, come passione e bisogno, il che significava – con tutte le difficoltà ed i conflitti conseguenti – impegno politico (ambientalista militante e più volte candidato con i Verdi), impegno professionale (innumerevoli firme a strumenti urbanistici e piani strategici ed ambientali), impegno culturale: qui c’era INU. Un interesse così intenso e così totalizzante che a volte rendeva difficile l’avvicinarlo o il lavorarci insieme, anche se poi Fulvio voleva e riusciva a lavorare con tutti, profondamente convinto della necessità di rielaborare il senso della disciplina immettendovi nuove priorità, nuove competenze, prima fra tutte quella ambientale. Convinto anche di dover prendere posizione e dare modo di confrontarsi a tutti: anche per questo aveva voluto che la sezione Trentino di INU avesse una sua rivista, Sentieri Urbani, come luogo di incontro anche nello scontro. 

Sono passati molti anni da quando mi volle informare delle terribili vicissitudini di una malattia che lo aveva aggredito appena laureato, e che si era ripresentata, nel pieno della vita e degli impegni. Però non c’era tempo per la malattia, neppure quando gli si chiedeva come va, perché il tempo era diventato troppo importante, troppo ancora c’era da fare. Con toni spicci e una dignità sbalorditiva liquidava qualunque conversazione che sapeva di bilanci e di ricordi (e quanto avrei voluto attingere dalla sua esperienza), solo i nuovi progetti e le cose da fare avevano spazio di discussione, uno spazio difeso con tutte le forze fino all’ultimo. E qualche dolcissimo accenno, già pieno di nostalgia, agli affetti famigliari. Come sa chi ha vissuto esperienze altrettanto dure, tutto per lui era collocato in una nuova prospettiva, più ampia, lontana da riti e condizionamenti e dove lo spazio è solo per le cose importanti.

Fulvio ha lavorato, in INU, per sviluppare e valorizzare la grande risorsa delle aree a parco e di tutela ambientale, per introdurre pratiche di partecipazione, anche di Agenda 21. Temi legati alla mobilità sostenibile, alla partecipazione, al consumo di suolo e alla densificazione, alle forme di gestione della rendita fondiaria e alle tecniche di perequazione, alla riforma urbanistica: venivano sempre affrontati da lui lontano dai luoghi comuni, dalle frasi e dai ragionamenti alla moda, sempre tenendo fermo un solido riferimento all’esperienza del fare. Non prescindeva mai da una visione territoriale ampia, estesa in particolare ai territori alpini contermini. Localmente ma non solo, Fulvio contribuiva attivamente all’attività di INU nazionale (ha curato e supportato la redazione dei Rapporti dal Territorio INU), era rappresentante INU in Cipra dove si è speso con generosità per la diffusione della Convenzione delle Alpi.. Ha dato per anni e anni la cifra dell’attività di diffusione, formazione e ricerca dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, costruendo continue collaborazioni con le Istituzioni locali, organizzando pubblicazioni, convegni, corsi di aggiornamento. 

Nel suo campo Fulvio è stato autorevole, competente e aggiornato.”

“Pensare globalmente”, per Fulvio Forrer significava studiare i problemi ecologici e ambientali, urbanistici e socio-economici nella dimensione più ampia, europea e planetaria, per avere piena consapevolezza del contesto generale in cui si inseriva la sua attività quotidiana nel suo Trentino. Nel pomeriggio di giovedì 15 marzo 2012, a poche ore dalla sua morte, con sua moglie Claudia e col nipote Andrea, avevamo aperto il computer che aveva tenuto a fianco del suo letto di sofferenza, e ne avevamo estratto un suo curriculum, che Fulvio aveva minuziosamente tenuto aggiornato fino alla fine. Ne erano emerse, nell’arco appunto di trent’anni, decine di pubblicazioni, centinaia di relazioni tenute per i soggetti più diversi in tutto il territorio, decine di studi di impatto ambientale e di programmi di miglioramento ambientale e paesaggistico, innumerevoli lavori in materia urbanistica e di tutela del paesaggio. Una lettura mozzafiato, fatta col groppo in gola mentre il suo corpo giaceva ancora nel letto della sua sofferenza, a fianco dei suoi strumenti di lavoro, a cui si era dedicato fino agli ultimi giorni.

Fulvio sapeva di dover morire e ne parlava con sua moglie e i suoi figli, preparando se stesso e i suoi familiari all’ultimo passaggio. Ma lo faceva senza disperazione: si avvicinava alla morte continuando ad amare la vita in tutti i suoi aspetti, dando una testimonianza esemplare di coraggio e di serenità con se stesso e con chi gli era più vicino.

E’ ora impossibile, in pochi minuti, ricordare tutta la sua indefessa attività scientifica e professionale. Educazione ambientale, progettazione partecipata, analisi e tutela paesaggistica, ambiente alpino, piste ciclabili, mobilità sostenibile, Agende 21, governare il Trentino, pianificazione del territorio, parchi naturali, parchi fluviali, parchi agricoli, vivibilità urbana, antropizzazione turistica nell’ambiente alpino, il verde in città, tutela degli insediamenti storici, trasporto pubblico urbano, riforma dell’ordinamento urbanistico, bacini idrografici: questi sono soltanto alcuni degli argomenti affrontati da Fulvio Forrer nei suoi studi, nelle sue relazioni, nei suoi piani, nei suoi scritti. Un lavoro davvero infaticabile, portato avanti sino all’ultimo, anche quando ormai le forze gli mancavano e l’appuntamento finale si stava avvicinando in modo inesorabile.

Fulvio Forrer ha lavorato con lo stesso impegno per le amministrazioni locali come per le associazioni ambientaliste (Wwf e Legambiente in particolare, ma non solo), per i Verdi (di cui faceva parte attiva fin dall’inizio) come per la Cipra (la Commissione internazionale per la protezione delle Alpi), in modo particolare per l’Inu (Istituto nazionale di urbanistica) ma anche per “Trentino mobilità”, per il Comitato provinciale per l’ambiente come per l’”European council of town planners” (Consiglio europeo degli urbanisti). Per questo ha lasciato in tutti – negli ambiti e negli ambienti più diversi – il ricordo delle sue capacità, della sua abnegazione, della sua generosità, spendendosi fino all’ultimo.

Ancora oggi molti di noi hanno una grande tristezza nel cuore ricordando la sua morte così prematura, ma ciascuno di noi sente anche la grande gioia di averlo conosciuto, stimato ed amato. Una tristezza e una gioia che ancora oggi vogliamo condividere con la moglie Claudia e con i figli Lisa e Tobia, con chi, in tanti anni di sofferenza, è stato vicino a Fulvio Forrer con tanta forza e con tanta serenità. Non dimenticheremo mai il nostro carissimo Fulvio, la sua competenza di urbanista, la sua vocazione di ecologista, il suo rigore scientifico, il suo impegno professionale e politico, la sua testimonianza umana, di cui continuiamo ad essergli grati e riconoscenti con tutto il cuore.

Marco Boato

 

  Marco Boato

MARCO BOATO

BIOGRAFIA


  

vedi anche
gli articoli in memoria
di Fulvio Forrer
alla data della
sua scomparsa

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