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Trento, 21 novembre 2014
Una vita spesa a difesa della salute.
Oggi i funerali di Lanzafame

di Marco Boato, già deputato e senatore
da l'Adige di venerdì 21 novembre 2014

A 90 anni è morto il dottor Salvatore Lanzafame. È giusto ricordarlo per non lasciare che la memoria storica vada persa insieme alla scomparsa di chi ne è stato protagonista soprattutto negli anni '60 e '70. Fino a non molto tempo fa, era possibile incrociare Salvatore Lanzafame a Trento e ritrovare conversando con lui la consueta lucidità intellettuale e passione civile.

Negli anni '60 e '70 si è vissuta anche a Trento e in Trentino (e analogamente a Bolzano e in Alto Adige) una drammatica contrapposizione tra i temi della salute e del lavoro: una contrapposizione che ha riguardato i cittadini in generale, gli operai in particolare, ma anche i sindacati e le istituzioni politiche. Cominciavano ad emergere le prime sensibilità ecologiche a difesa della salute e dell'ambiente, ma c'era prevalente il ricatto della perdita dei posti di lavoro e, persino a sinistra, c'era chi parlava e scriveva di «imbroglio ecologico», quasi che la tutela della salute e la lotta contro ogni forma di inquinamento costituissero un diversivo strumentale rispetto ai veri interessi della classe operaia.

È in quegli anni difficili che a Trento e in Trentino comincia a farsi conoscere la figura di Salvatore Lanzafame, che ricopriva il ruolo, oggi non più esistente, di «medico provinciale», il quale - ricorda Mauro Lando nel suo ottimo «Dizionario trentino», miniera di informazioni per chi vuole informarsi e sapere al di là delle vicende più eclatanti - «era un dirigente dello Stato in servizio presso il Commissariato del Governo ed aveva la competenza sul controllo della sanità nel territorio e della sua gestione» (competenze passate dal 1975 alla Provincia e alla Azienda sanitaria). Questo ruolo fu svolto da Lanzafame fino al 1972.

Dunque, in quegli anni a cavallo tra i '60 e l'inizio dei '70, l'allora medico provinciale cominciò ad affrontare tutte le tematiche del rapporto tra salute e territorio e tra ambiente e lavoro, che poi sarebbero esplose negli anni successivi in Italia e in Europa, dando vita agli allora nuovi movimenti ecologisti ed ambientalisti. Ma in quegli anni eravamo, per così dire, ancora alla «preistoria», ed era difficile far capire e far prevalere la priorità della difesa della vita e della salute anche a molti cittadini e a molti lavoratori, oltre che alla stessa magistratura, che era allora molto, troppo prudente nel perseguire quei reati e quegli imputati che mettevano spesso in pericolo l'incolumità dei loro dipendenti e degli ambienti circostanti.

Se nel 1968 (c'è un documento da lui firmato il 23 luglio) Lanzafame era stato inizialmente molto cauto nell'affrontare la situazione drammatica dei lavoratori della Sloi di Trento, già nell'anno successivo, il 1969 (14 ottobre), il medico provinciale cominciò a denunciare il fatto che a Trento, ma anche a Rovereto, si era in presenza di «un grado di inquinamento allarmante». Al punto che «l'aria di Trento in certe zone è irrespirabile», riferendosi soprattutto all'area nei dintorni di via Brennero, con le industrie Prada (poi Carbochinica), Oet e, a poca distanza, Sloi. Nel 1971 la denuncia di Salvatore Lanzafame si fece ancora più dura e puntuale, rilevando la gravità delle concentrazioni anidride solforosa e ancor più di piombo tetraetile (prodotto dalla Sloi e dai gas di scarico delle auto). Nei suoi scritti di allora compare un lungo elenco delle industrie più inquinanti sia in Trentino che in Alto Adige. Ma è proprio in quegli anni che emerge la assoluta gravità della situazione alla Sloi, rilevata nel 1971 anche dal Laboratorio di igiene provinciale.

Nel 1968 Salvatore Lanzafame aveva affrontato pure una delle situazioni più drammatiche del Trentino, che diede luogo ad una grande mobilitazione della popolazione locale e ad una lunga vicenda giudiziaria: quella delle cosiddette «macchie blu» della Montedison di Chizzola (frazione di Mori) Nel 1969, 1970 e 1971 il medico provinciale si era interessato inoltre dei gravi livelli di inquinamento del lago di Caldonazzo, con interventi, denunce e divieti che contribuirono ad affrontare negli anni successivi un problema gravissimo, che si era cercato di ignorare.

Mi sono limitato a citare soltanto le vicende più significative e importanti e le ragioni per cui è giusto che l'opinione pubblica trentina ? sia pure nel rapido susseguirsi delle generazioni e nel fisiologico ridimensionamento dei ricordi ormai storici - non dimentichi quest'uomo, che aveva messo la sua delicatissima funzione professionale a servizio degli interessi primari dei cittadini e dei lavoratori. Lo stesso Salvatore Lanzafame era maturato e cresciuto nel suo ruolo di medico provinciale: ho già ricordato come, in una prima fase, neppure lui, nel 1968, avesse colto pienamente la gravità della situazione della salute e del pericolo di vita alla Sloi, che poi successivamente contribuì a denunciare con sempre maggior forza.

Uomo politicamente assai equilibrato, di matrice repubblicana (una specie ormai pressoché estinta, ma che negli anni della Prima repubblica aveva avuto un ruolo significativo nei governi centristi e nei primi governi di centro-sinistra), dieci anni dopo le sue dimissioni da medico provinciale, ritroviamo Salvatore Lanzafame nel 1982 come presentatore di una mozione (approvata alla unanimità) nella circoscrizione di San Giuseppe a Trento, per far vincolare a verde pubblico tutta l'area del «Maso Ginocchio», su cui allora si era aperta una lunga vertenza con le Aziende agrarie. Dunque, ormai terminata la sua funzione di medico provinciale, Lanzafame aveva continuato il suo impegno civile, come repubblicano, sempre all'insegna della tutela della salute dei cittadini e dell'ambiente.

Per questo è bene che Trento e il Trentino non dimentichino quest'uomo probo e scrupoloso, che seppe vivere pienamente i suoi valori civili nella professione e nella vita. L'estremo saluto gli sarà reso oggi alle 15 nel cimitero di Trento. Che la terra sia lieve sopra di lui.

Marco Boato
Già deputato e senatore

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