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Trento, 28 aprile 2011
BOATO: «NUCLEARE, IL REFERENDUM SI PUÒ FARE»
L’esponente dei Verdi: probabile che la Cassazione trasferisca
il quesito alla premessa, che di fatto è un rinvio

intervista a Marco Boato, del Corriere del Trentino di giovedì 28 aprile 2011

Mentre il presidente del consiglio dichiara ciò che molti già sospettavano – ossia che la soppressione del piano di sviluppo del nucleare in Italia è un bluff per evitare il referendum – Marco Boato giudica non solo “possibile”, ma anche “probabile” il mantenimento del quesito da parte della Cassazione. Se così fosse, il governo rischierebbe a giugno un colpo politico pesantissimo: il quorum sarebbe quasi certamente raggiunto e, stando ai sondaggi, circa l’80 per cento dei votanti esprimerebbe quattro sì, compresa l’abrogazione della parte di legittimo impedimento giudicata costituzionale dalla Consulta, uno scudo fondamentale per proteggere il cavaliere dai suoi guai giudiziari. Anche i due quesiti sull’acqua pubblica, però, potrebbero portare ai seggi il 50 per cento più uno degli aventi diritto.

Il governo dà già per decaduto il quesito sul nucleare, tanto che Silvio Berlusconi ha chiarito che lo stop al nucleare serve solo ad evitare il referendum in un momento in cui l’esito sarebbe scontato.
«Il governo è stato spiazzato da Fukushima. Già prima, in realtà, tutti i sondaggi dicevano che il fronte dei contrari al nucleare era più ampio del centrosinistra, nonostante la spudorata campagna pro-atomo del governo e le enormi risorse investite su questo fronte: radio, televisioni, persino i settimanali diocesani sono usciti con un opuscolo a favore del nucleare. Si è anche preferito sprecare 300 milioni di euro pur di non tenere i referendum nello stesso giorno delle amministrative (15-16 maggio) e di fare slittare l’appuntamento all’ultimo giorno utile (12 e 13 giugno). Dopo Fukushima i sondaggi hanno dato il 55-58 per cento degli elettori pronto già da ora ad andare a votare».

Ma l’emendamento al decreto omnibus già approvato al Senato ferma o no lo sviluppo del nucleare in Italia?
«Si tratta di un’operazione furbesca. L’emendamento abroga effettivamente tutte le norme oggetto del referendum, ma aggiunge una premessa in cui si specifica che l’abrogazione è decisa in previsione di ulteriori approfondimenti tecnici-scientifici demandati all’Agenzia per la sicurezza nucleare, di nomina governativa e che attualmente ha Veronesi, sostenitore del piano, come presidente. Si tratta di un rinvio, niente di più e non è un caso che Berlusconi lo abbia esplicitato con Sarkozy, primo partner economico dell’iniziativa».

Però, furbesca o no, l’operazione sembra riuscita.
«Non ne sarei così sicuro. Il decreto, per avere valore di legge, dovrà essere approvato rapidamente anche dalla Camera e, per non tornare in Senato, dovrà passare con lo stesso testo. Poi lo dovrà firmare il Presidente della Repubblica e se vi intravedrà uno stratagemma non è detto che non sollevi qualche riserva, poi dovrà essere pubblicato sulla gazzetta ufficiale. Ma anche se tutto ciò avvenisse in tempo ritengo possibile, anzi probabile, che la Cassazione trasferisca il quesito dalle norme nel frattempo abrogate alla premessa di cui parlavamo. Una sentenza della Corte costituzionale del 1978 chiarisce che un intervento legislativo a ridosso del voto non è sufficiente ad aggirare la volontà referendaria».

A pochi è sfuggito che il voto che il premier vuole assolutamente evitare è quello sul legittimo impedimento, o almeno sulla parte non già dichiarata incostituzionale dalla Consulta. Per essere sicuro che il quorum non sarà raggiunto, sarebbe pronto a far saltare anche i quesiti sulla privatizzazione dell’acqua.
«Berlusconi sa che uscire sconfitto dai referendum sarebbe un colpo micidiale per il suo governo, non più sferrato dal “Palazzo”, ma dal popolo. Visto che anche i due quesiti contro la privatizzazione dell’acqua (per votare contro nucleare, privatizzazione dell’acqua e legittimo impedimento bisogna votare 4 sì, ndr) potrebbero essere sufficienti per raggiungere il quorum (1,4 milioni le firme raccolte, ndr), l’idea sarebbe di abrogare le due norme oggetto di referendum con un decreto e poi non convertirlo in legge in modo che dopo 60 giorni decada e non abbia più alcun valore. Escludo che questa altra “furbata” possa andare in porto».

Dalle pagine di questo giornale anche il vescovo di Trento, Luigi Bressan, si è espresso nettamente contro la “privatizzazione “ dell’acqua. Che giudizio ne dà?
«Si tratta del frutto di un’elaborazione collegiale di tutti i vescovi del Nordest. È stato un atto di coraggio intellettuale di un vescovo, Bressan, certo non “di rottura”. Non si tratta affatto, come qualche commentatore del centrodestra ha detto, del riuscito tranello del centrosinistra. È frutto di un’importante riflessione sulla difesa del creato che da tempo sta interessando il mondo cattolico, anche quello ufficiale. Non a caso Bressan ha parlato pure di cementificazione».

 

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