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Trento, 1 agosto 2022
No al consumo di suolo!
Basta promesse e impegni disattesi, servono fatti!

Interrogazione a risposta scritta presentata da Lucia Coppola
consigliera provinciale/regionale Gruppo Misto/Europa Verde

L’Istituto Superiore per la Protezione Ambientale (ISPRA) si riferisce al consumo di suolo come a “un fenomeno associato alla perdita di una risorsa ambientale fondamentale, dovuta all’occupazione di superficie originariamente agricola, naturale o seminaturale. Il fenomeno si riferisce a un incremento della copertura artificiale di terreno, legato alle dinamiche insediative e infrastrutturali“.

Un suolo risulta quindi consumato quando viene impermeabilizzato e, di fatto, non è più in grado di svolgere la propria funzione in quanto tale.

Il suolo ci fornisce servizi ecosistemici sui quali si basa la nostra sopravvivenza e svolge numerose funzioni vitali per il benessere dell’ambiente quali la produzione di biomassa, il supporto all’attività agricola e forestale e la regolazione del ciclo idrologico (immagazzinamento dell’acqua, riduzione del dilavamento, ricarica delle falde). Il suolo costituisce l’ habitat per gli organismi viventi e supporto alla biodiversità, regola il clima attraverso l’alta inerzia termica, l’ accumulo e riciclo di nutrienti e il deposito di carbonio, è fonte di materie prime.

Tuttavia, tale risorsa è fondamentalmente non rinnovabile, in quanto il processo che porta alla formazione del suolo grazie all’azione di fattori fisici, chimici e biologici – è estremamente lenta: sono necessari almeno 500 anni per la formazione di 2,5 centimetri di suolo (Pileri, 2015). Perciò, una volta che il terreno è stato impermeabilizzato per far posto a strade, case o ad altre attività umane, tutte le sue funzionalità vengono meno e rimuovere la copertura non è sufficiente a ripristinarlo in tempi brevi. Di conseguenza diventa essenziale proteggerlo e limitarne il consumo. La questione del degrado del suolo è ancora oggi decisamente sottovalutata dall’opinione pubblica e dagli amministratori locali e nazionali. Il suolo è considerato solo come un supporto per fare business legati ai capitali immobiliari o alle grandi infrastrutture. C’è una grandissima incapacità di rendersi conto del suo valore e dell’irreversibilità del suo consumo: il suolo, una volta perso, è perso per sempre.

Il consumo di suolo è dovuto principalmente all’incremento delle aree insediative, industriali, commerciali e delle infrastrutture. Le città e i paesi invece di utilizzare gli spazi nell’urbanizzato già presente, si sviluppano in modo disaggregato e dispersivo, con espansioni a bassa densità e un elevato consumo di suolo pro-capite.

Inoltre sigillando un suolo, impediamo l’infiltrazione dell’acqua in falda. Quindi da un lato abbiamo meno acqua per gli usi idropotabili e dall’altra aumentiamo i rischi di alluvioni, rese già più frequenti a causa delle piogge intense causate dai cambiamenti climatici. I suoli più impermeabilizzati smaltiscono ovviamente meno l’acqua.

Perdere il suolo significa anche perdere la capacità di produrre cibo.

L’Unione Europea ha fissato al 2050 l’obiettivo di azzeramento del consumo di suolo netto. È un traguardo piuttosto lontano soprattutto per Paesi dove la situazione è critica, come l’Italia, dove il territorio è fragile sia dal punto di vista orografico, sia per la pericolosità sismica e idrogeologica. Dove il consumo di suolo è avanzato anche troppo velocemente nel corso degli anni, provocando situazioni di criticità che vanno affrontate con urgenza.

La pubblicazione del nuovo rapporto ISPRA 2022 su “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” getta una luce sinistra sull’ inarrestabile artificializzazione delle superfici e la progressiva perdita di suolo naturale. I dati aggiornati al 2021 confermano la criticità del fenomeno specialmente nelle zone periurbane e urbane, nelle quali si rileva un continuo e significativo incremento delle superfici impermeabilizzate, con un aumento della densità del costruito a scapito delle aree agricole e naturali.

Secondo i dati dell’ISPRA in Trentino ogni 5 minuti vengono cementificati 3,6 metri quadrati di terreno. La provincia di Trento ha contribuito al consumo di suolo per ben 38 ettari. Trento è al vertice del consumo con 4 ettari, 2 ettari per Mori, Arco, Primiero San Martino di Castrozza e 1 ettaro per Borgo d’Anaunia, Cles, Ala, Rovereto, Predaia e Baselga di Pinè.

La legge provinciale n. 15 del 2015 all’articolo 116 ha istituito la Banca della Terra. Con la deliberazione n. 303 del 23 febbraio 2017 sono stati definiti i criteri e le modalità per la sua costituzione, il suo funzionamento e gestione.

La Banca della Terra consiste in un inventario dei terreni pubblici e privati incolti, che i proprietari possono mettere temporaneamente a disposizione di quanti ne facciano richiesta per rimetterli in produzione.

La finalità della Banca della Terra sarebbe quella di raccordare fenomeni di abbandono e mancata coltivazione, maggiormente evidenti nelle aree marginali del territorio e concorrenti alla riduzione delle potenzialità produttive rurali e al degrado paesaggistico, con l'esigenza di facilitare il reperimento sul mercato fondiario di superfici, per l'avviamento di nuove imprese agricole.

Funge, pertanto, da punto di incontro fra domanda ed offerta e può diventare uno strumento prezioso di presidio e salvaguardia dei territori, attirando l'attenzione su aree, che spesso sono trascurate e nel contempo offrite la possibilità a giovani, che hanno intenzione di dedicarsi all'agricoltura, anche se non provenienti da famiglie di agricoltori o non possedendo terreni propri, di reperire appezzamenti disponibili. Questo permetterà un ricambio generazionale o il consolidamento delle imprese agricole già esistenti.

Tutto ciò premesso

interrogo il Presidente della Provincia di Trento per sapere:

– come sta affrontando la Provincia di Trento il problema del consumo eccessivo del suolo anche in vista della realizzazione dei progetti finanziati dal PNRR;

– se non ritenga che, considerato i dati pubblicati da ISPRA, sia il caso di non parlare più di contenimento del consumo di suolo, ma di azzeramento;

– se non ritenga che per ridurre o azzerare concretamente il consumo di suolo vadano adottate varianti di stralcio ai PRG, con incentivi economici per le amministrazioni più virtuose;

– se non intenda avviare politiche attive finalizzate al recupero e al riuso di terreni e edifici dismessi o abbandonati;

– se la Giunta intende sollecitare i Comuni a supportare progetti rigenerativi che razionalizzino l’uso delle risorse naturali e che siano a favore di una maggiore giustizia climatica e sociale;

– se intende avviare una campagna di informazione e educazione diffusa, anche nelle scuole, sul valore del suolo. Se i cittadini non comprendono il valore del suolo è ovvio che non si impegneranno nemmeno per ridurne il degrado;

– quanti Comuni Trentini hanno ad oggi aderito alla Banca della Terra;

– quali effetti positivi si sono riscontrati nei Comuni dall’adesione e quale supporto si intende dare loro affinché sia data piena attuazione alle funzioni della Banca della Terra.

 

      Lucia Coppola

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