verdi del trentino
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RIFORMA ISTITUZIONALE E COMUNITA’ DI VALLE
Intervento di Giuseppe Facchini

La legge provinciale 16 giugno 2006 n. 3 “ Norme in materia di governo dell’autonomia del Trentino”, si pone l’obiettivo di ridisegnare il sistema delle Istituzioni Trentine (Provincia, Comuni e Comprensori) nel rispetto dei principi di sussidiarietà (i compiti di gestione amministrativa della cosa pubblica devono essere affidati all’ente più vicino alla cittadinanza), di adeguatezza (se l’ente non fosse adeguato a realizzare le sue funzioni questa passa alla competenza dell’ente superiore) e di differenziazione (facoltà di prevedere un sistema diversificato nell’ambito della stessa tipologia di ente), portando l’esercizio delle funzioni amministrative al livello istituzionale più vicino ai cittadini.

Questo comporta un importante trasferimento di funzioni, ora esercitate dalla Provincia e dai Comprensori, ai Comuni ed alle loro forme associate, attraverso una serie di passaggi quali l’istituzione delle Comunità, l’individuazione dei relativi territori, la riorganizzazione dei servizi pubblici, la nuova disciplina della finanza locale, la riorganizzazione della Provincia e dei suoi enti, il coinvolgimento degli enti locali attraverso il Consiglio delle Autonomie Locali.

Con questo assetto le nuove Comunità assumono funzioni di governo ovvero di:
- programmazione, pianificazione e indirizzo, comprese le politiche di entrata e di spesa
- definizione di livelli qualitativi e quantitativi minimi delle prestazioni di garantirsi sul territorio
- regolamentazione e organizzazione nonchè funzioni di carattere operativo gestionale
come nell’organizzazione ed erogazione di attività e di servizi pubblici.

Altri compiti relativi a materie riservate alla Provincia potranno essere trasferiti, con legge provinciale, ai Comuni con obbligo di esercizio associato e quindi esercitate dalla Comunità.

In questi mesi si è provveduto all’individuazione dei territori delle Comunità secondo la prevista procedura legislativa.

I territori sono 16: Valle di Fiemme, Primiero, Bassa Valsugana, Alta Valsugana, Cembra, Val di Non, Val di Sole, Giudicarie, Alto Garda e Ledro, Vallagarina, Ladino di Fassa, Altopiano di Folgaria Lavarone Luserna, Rotaliana, Paganella, Val dell’Adige, Valle dei Laghi.

I Comuni appartenenti a ciascun territorio costituiranno la propria comunità approvandone lo statuto.

Lo statuto indicherà le norme fondamentali di organizzazione (organi, deliberazioni, coinvolgimento dei Comuni, modalità di affidamento di funzioni da parte dei Comuni, l’organizzazione dei servizi pubblici, la partecipazione popolare).

Per ciascuna Comunità è prevista una assemblea composta dai Sindaci e da un numero di componenti a seconda del numero dei Comuni costituenti la Comunità.

Il diritto di voto spetta solo ai consiglieri comunali e dove ci sono anche ai consiglieri circoscrizionali; sono eleggibili solo consiglieri comunali e circoscrizionali nonché assessori.

L’elezione avviene sulla base di liste aventi come riferimento il territorio della Comunità con modalità da stabilire in un regolamento.

Il Presidente è eletto dall’Assemblea, così come l’organo esecutivo.

Tra le funzioni trasferite alla comunità vi sono:
- assistenza scolastica ed edilizia scolastica del primo ciclo di istruzione
- assistenza e beneficenza pubblica compresi i servizi socio-assistenziali nonché il volontariato sociale
- edilizia abitativa pubblica
- urbanistica escluse le funzioni di pianificazione urbanistica a livello provinciale
- espropriazioni
- programmazione economica locale
- azioni ed attività di interesse locale nell’ambito di diverse politiche provinciali, quali agricoltura,
  foreste, sviluppo della montagna
- infrastrutture di interesse locale a carattere sovracomunale
- interventi sovracomunali di prevenzione dei rischi
- servizi pubblici di interesse locale non già di competenza dei comuni.

Una legge quindi importante che mira al superamento del Comprensorio, che ha visto la luce con la legge provinciale 2 marzo 1964 n. 2 relativa all’ordinamento Urbanistico che prevedeva per la prima volta l’adozione di piani comprensoriali; negli anni 80 l’esigenza di ridurre il numero dei componenti le pletoriche assemblee comprensoriali suggerì l’idea di fare eleggere direttamente dal popolo l’assemblea del Comprensorio e nacque la legge provinciale 5 del 3 marzo 1983. Venne però impugnato il decreto del Presidente della Giunta Provinciale che indicava la data delle elezioni delle assemblee comprensoriali; il motivo addotto era la presunta lesione delle prerogative dei consiglieri comunali in materia di nomina dei propri rappresentanti. Da quel momento tutto è rimasto immutato.

Il merito della legge è di tentare di affrontare organicamente la ridistribuzione delle competenze tra Provincia, Comuni e Comunità di Valle. Sicuramente appaiono diverse carenze e criticità; pensiamo solo al fatto di non prevedere l’elezione diretta dell’Assemblea che poteva avvenire in concomitanza con le elezioni comunali risparmiando tempo e denaro ma allo stesso tempo riempiendo il nuovo ente con la partecipazione popolare diretta che è sempre un valore aggiunto.

Tutti i compiti di elezioni sono affidati ai consiglieri comunali che votano e si fanno votare, tra l’altro impedendo di fatto di eleggere persone esterne così come avviene attualmente nei comprensori, riducendo di fatto la possibilità di ampliamento di incarichi politici ad un numero maggiore di cittadini.

Particolare importante proprio perché si vanno a decidere nell’Assemblea di valle significative attività che giustificherebbero l’avvallo della popolazione; le legge però è questa e su questa noi dobbiamo lavorare ed impegnarci, per poi proporre nel tempo la necessità di modifiche alla stessa sulla base delle esigenze riscontrate e delle problematicità.

Il tentativo di innovazione è forte nella legge, ma allo stesso tempo finora si riscontra la mancanza di entusiasmo di fronte a questo riassetto istituzionale.

Credo valga la pena di investire idee e proposte su questa riforma, pensiamo per esempio alla possibilità di collocare importanti modifiche urbanistiche su un territorio più ampio come quello di una comunità superando in certi casi strette logiche campanilistiche e di potere comunale che spesso mal si conciliano con la tutela dell’ambiente; dall’altro lato anche il problema opposto: la sensibilità di una amministrazione comunale su un tema specifico che poi non trova altrettanti consensi in una comunità.

Per una forza politica come la nostra, l’importante è partecipare a questa sfida sia direttamente che indirettamente cercando di costruire una rete territoriale di collaborazioni con persone, enti e partiti sulle tematiche a noi care affinché possano essere rappresentate nelle nuove Comunità; la capacità di dialogo e di costruire ponti di comunicazione è una nostra prerogativa che in questa riforma potrà risultare fondamentale.

 

Assemblea congressuale
dei Verdi
del Trentino

Trento, sabato
14 aprile 2007
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