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il trentino

il corriere del trentino

Trento, 6 maggio 2008
IL ’68 VISTO DA SANDRO BOATO È LIRICO
L’architetto in «Frammenti d’Italia» racconta
il prima e il dopo di quella data fatidica.
La rievocazione procede per brevi capitoli:
situazioni e ritratti riassunti in poche frasi lievi e fulminanti.
Nella prefazione Adriano Sofri scrive
che l’autore è “acquatico e versatile” nella prosa

dal Trentino di martedì 6 maggio 2008

Nella abbondante produzione memorialistica-politica-esistenziale dei quarant’anni dal ’68 (dopo quella dei trent’anni dal 77), ecco che costituisce un caso a se il libro di Sandro Boato, “Frammenti d’Italia, prima e dopo il Sessantotto” (edizioni Temi, 10 euro), dedicato a quella stagione esaltante e difficile di cambiamenti sociali, politici e culturali, ma che vuole essere anche una riflessione su come si è trasformata l’Italia da allora, nel bene e nel male.

Sandro Boato è stato l’architetto della Provincia che ha contribuito alla realizzazione del primo piano urbanistico provinciale sotto la guida di Giuseppe Samonà ed ha conservato un’anima ambientalista, essendo stato consigliere provinciale dei Verdi per due legislature, tuttora attiva. Il suo sguardo dunque su quello spartiacque che è stato il ’68 (il prima e il dopo del sottotitolo) è filtrato da quelle che sono le sue principali passioni: l’architettura e l’ambiente.

La rievocazione dei fatti così distanti, e di tanti protagonisti ora scomparsi, procede per brevi racconti, quasi visioni, pennellate di un quadro che va via via componendosi in un insieme che è definito dallo stesso autore “antiromanzo”. Del resto Boato ha un’altra passione, è quella della poesia, e la soluzione stilistica anche in questo ricordare un arco di tempo così lungo della propria vita, procede con un ritmo poetico, “acquatico”, lo definisce Adriano Sofri, autore della commovente introduzione.

Scrive Sofri: «Della dinastia varia e ampia dei Boato, Sandro è il più sobrio e tenacemente mite. Il più acquatico e versatile, fino all’espressione lirica che gli è specialmente propria, in quella lingua poetica che si vuol chiamare dialettale (...) Voglio dire che questo libro lieve è soprattutto un libro di viaggio, e chi se ne intende sa che i viaggi non si misurano in chilometri, e che il giro del mondo può valere il periplo della propria stanza da letto». La memoria è una cesoia che seleziona fatti e persone, sceglie, tra tanti fatti ed episodi simbolo, quelli che per l’autore sono stati i più significativi. Frammenti, per l’appunto, resi in poche frasi, che ci ricordano in modo lieve e profondo insieme, quella che è stata una trasformazione epocale per una generazione e per la città dove si è svolto il “rebalton”.

Se lo sguardo del narratore, in prima persona, ha voluto mantenere un certo distacco, anche nella scelta dell’io narrante che è Andrea, tutti gli altri protagonisti sono chiamati con il loro nome: ci sono Giuseppe Samonà e Carlo Scarpa, evocati per il loro ruolo di maestri nella professione di architetto, ci sono i protagonisti del movimento studentesco, Marco (fratello) e Mauro (Rostagno) e quelli delle lotte operaie (Sandro, Schmid e Beppino Mattei). E ancora i personaggi di spicco della politica locale e non, da Flaminio Piccoli a Bruno Kessler, da Nino Andreatta a Sandro Canestrini. E poi si citano Luigi Mattei, Ulisse Marzatico, don Dante Clauser e monsignor Alessandro Gottardi.

Alcune licenze però l’autore se le concede, definendo i due principali partiti degli anni “caldi” il semprepresente e il sempreassente. Sono ritratti di poche righe, solo accennati. Come nel caso dei due protagonisti delle lotte studentesche: Marco Boato e Mauro Rostagno, così descritti: “Marco e Mauro, impegnati con gli altri giorno e notte, esercitano il massimo ascendente sui compagni, simboli riconosciuti dell’università in ebollizione. Mauro è intuitivo e temerario, spregiudicato e magnetico, trascinatore vorticoso di assemblee (...) Marco è controllato e profondo, generoso e realista, con l’equilibrio dello storico, capace di cogliere il bandolo anche delle matasse più intricate”. Ed a proposito dei due sindacalisti che saranno alla guida delle rivendicazioni operaie: “...due uomini giocano un ruolo importante, Beppino e Sandro. Giovani sindacalisti, impegnati e combattivi: l’uno più impetuoso, l’altro più razionale, entrambi con grande ascendente, entrambi tollerati appena dai loro dirigenti”.

Ma è soprattutto la città, Trento, la protagonista del libro, raggiunta per l’impiego nella più grande azienda, la Provincia, lasciandosi alle spalle la città d’origine, lagunare, per la città di montagna. Il primo impatto è negativo, per usare un eufemismo: “Sono rari e scadenti gli spettacoli, deserte le strade dopo le sette di sera, pressoché sconosciuto il mestiere dell’artista, assente il latte da molti caffè...” Ma è quella città, che sarà travolta dalla contestazione, che si spaccherà in due, come titolava il quotidiano di riferimento del partito di maggioranza assoluta, alla fine, a reggere il confronto con l’attuale presente, carico di molte mutazioni (come recita uno dei sei capitoli: la provincia, la sveglia, il riflusso, l’ecologismo, la memoria). Una città che Boato sente finalmente sua, da quel salto nel vuoto, che fu il migrare dalla laguna alla montagna, e che, se fosse sindaco, “vorrebbe riappropriata da parte della natura, e quindi anche della donna e dell’uomo, del bambino e del vecchio, dell’ammalato e del sano, dell’indigente e del benestante... delle piante e degli animali”. TESTO ARTICOLI


Trento, 5 aprile 2008
SANDRO BOATO, QUARANT’ANNI
DI «FRAMMENTI D’ITALIA»

L’immagine di Trento «prima e dopo il Sessantotto»
tratteggiata dall’architetto e urbanista veneziano.
Il volume è nelle edicole da pochi giorni.

dal Corriere del Trentino di sabato 5 aprile 2008

Penna educata. Che descrive la fotografia di una città. Che si affaccia su una pagina recente della storia e adopera quarant’anni di inchiostro per raccontare quel che era prima e quel che era dopo. La penna è di Sandro Boato. La città, Trento. I quarant’anni sono quelli che vanno dalla metà degli anni Sessanta al giorni di oggi. Mentre il prima e il dopo fanno quadrato sul Sessantotto. Succede tutto in 160 pagine più qualche altra per l’indice e la prefazione. I capitoli sono quarantaquattro a individuare altrettanti brevi racconti «Perché il racconto - dice l’autore - è come un vizio, una scrittura volutamente frazionata che permette meglio di entrare dentro i temi narrati».

Ma i quarant’anni d’inchiostro? Come ci entrano in tanti piccoli frammenti? Sandro Boato misura le parole. Sicché la stringatezza diviene più che mai una dote e nel formato agile del volume - quasi tascabile - si trovano ordinate come sugli assi cartesiani le coordinate di un’iperbole cittadina. Quella che Trento e Il Trentino hanno attraversato a cominciare dal Sessantotto. Per l’editrice Temi, a 10 euro, «Frammenti d’Italia - prima e dopo il Sessantotto» è nelle librerie da pochi giorni con prefazione a cura di Adriano Sofri. «La città di oggi è una città migliore», spiega Sandro Boato. Abbiamo assistito a «una trasformazione rapida e in positivo verso una città che si può vivere, che si vive bene e dove non esistono solo il bianco e il nero. Molte delle contrapposizioni sono state assunte, metabolizzate e superate. Oggi a Trento si può parlare e ci si può parlare in modo molto diverso di quanto non accadesse prima del Sessantotto».

Nell’arco di una generazione o poco più, il cambiamento è passato davanti agli occhi di Boato come una accelerazione. L’autore giunge a Trento nel 1962 da Venezia, dove era nato nel ’38. Lo si capisce dalle pagine, fermandosi un poco sull’inizio e sulla fine. Ad aprire e chiudere il libro due bellissimi passaggi, come paesaggi. Due passeggiate. La prima nella Trento del ‘68 dove Boato cammina con lo sguardo di un ragazzo. E la seconda nella Trento del Duemila, dove «questa città la sente ormai sua, alla pari di quella lagunare che ha lasciato da quasi mezzo secolo». Tra il «salto» e il «sogno» - i titoli dei due capitoletti - si susseguono gli altri capitoli ciascuno imperniato su un elemento singolare. In quasi tutti sono Trento e il Trentino a stare sullo sfondo, insieme con il Sessantotto e «poi con gli anni del riflusso, conseguente al terrorismo nero e “di Stato”, e successivamente a quello rosso», gli anni «del ripensamento sul passato e infine del risveglio ambientalista».

Si arriva così, con un «frammento d’Italia» (e di Trento) dopo l’altro, fino alla fine degli anni Novanta e alla fine del libro. Con una passione - quella della salvaguardia dell’ambiente - che da Venezia a Trento ha sempre accompagnato l’autore. Architetto e urbanista, autore di saggi sulla pianificazione urbana e regionale e sui parchi come «modello di sviluppo sostenibile», Sandro Boato ha anche pubblicato diversi libri di poesie e altri lavori in campo letterario.

      


vedi il libro di
Sandro Boato Frammenti d’Italia. Prima e dopo il Sessantotto pubblicato per i tipi
di Temi, 167 pagine, 10 euro,
è stato presentato
il 20 maggio,
alle ore 17.30 alla sala Affreschi della biblioteca comunale di via Roma a Trento.


Presenti, oltre all’autore:
Franco de Battaglia, che introduce e coordina l’incontro, Paola Azzolini (autrice del libro «Il cielo vuoto dell’eroina» che parlerà del libro in un confronto col Novecento, lo storico Vincenzo Calì che approfondirà società e ambiente dei protagonisti e l’esponente politico Walter Micheli sul tocco dei personaggi. Inoltre Rose Marie Callà leggerà alcuni passaggi, mentre saranno esposte alcune opere di Matteo Boato che sono state anche utilizzate per dividere i vari capitoli del libro, nonché «Piazza Duomo» stampato in copertina.

vedi anche:
prefazione di
Adriano Sofri

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