verdi del trentino
    archivio generale articoli, lettere, comunicati e interviste dalla stampa
ANNI:
  2021 - 22   2019 - 20 2017 - 18 2015 - 16 2013 - 14 2011 - 12 2009 - 10 2007 - 08 2005 - 06 2003 - 04 2000 - 02
torna a precedente    
   

 HOMEPAGE

  I VERDI
  DEL TRENTINO

  
  CHI SIAMO

  STATUTO

  REGISTRO CONTRIBUTI

  ORGANI E CARICHE

  ASSEMBLEE
  CONFERENZE STAMPA
  RIUNIONI


 ELETTI VERDI

  PROVINCIA DI TRENTO

  COMUNITÀ DI VALLE

  COMUNE DI TRENTO

  ALTRI COMUNI


 ELEZIONI

  STORICO DAL 2001


 ARCHIVIO

  ARTICOLI

  DOSSIER

  CONVEGNI

  INIZIATIVE VERDI

  PROPOSTE VERDI

  BIBLIOTECA

  GALLERIA FOTO

  

      

Trento, 9 settembre 2006
SCIOPERO DELLA FAME CONTRO L’INCENERITORE
Clamorosa iniziativa di Elio D’Annunzio durante i consigli
«Andrò avanti finché non si studieranno in maniera seria le possibili alternative»

da l’Adige di sabato 9 settembre 2006

Il suo no all’inceneritore l’ha già pronunciato in consiglio comunale. Ora Elio D’Annunzio, medico omeopata, consigliere dei Verdi, vuole gridarlo forte e chiaro e per farsi sentire ha deciso di proclamare uno sciopero della fame. Non assumerà cibi solidi durante le sessioni del consiglio comunale, cioè dal martedì alle 18 al mercoledì alle 21 (a partire dal 26 settembre), finché qualcuno non si prenderà la briga di fare un serio studio sulle possibili alternative all’inceneritore.

Perché dottor D’Annunzio?
È una forma di lotta pacifica e non violenta che voglio portare nelle istituzioni in un periodo di disinteresse per la politica, specie da parte dei giovani. È il segno di un ideale, che oggi sta scemando sempre più a favore degli interessi economici forti.

Cosa chiede esattamente?
È stata scelta l’opzione dell’inceneritore senza esplorare le altre possibili. Chiedo semplicemente che ciò venga fatto in maniera seria e approfondita.

A proposito di alternative si cita spesso come esempio quello del Consorzio Priula, dove è stata raggiunta un’alta percentuale di differenziata ma dove il residuo, come ha ricordato il sindaco Pacher in consiglio comunale, viene comunque bruciato in un inceneritore nel Lazio.
Capisco perfettamente questa obiezione e la trovo anche corretta da un certo punto di vista. Ma comunque dal punto di vista sociale e medico trovo l’inceneritore una risposta di basso profilo.

Sarà di basso profilo ma è la soluzione scelta dalla coalizione di cui lei fa parte. Non teme con questa iniziativa di porsi in rotta di collisione col centrosinistra?
No, io ritengo che questa sia una forma di protesta che intende dare voce a un diffuso senso comune. Io non voglio pormi fuori dalla maggioranza ma piuttosto portare un valore aggiunto. Penso che la coalizione di centrosinistra possa elevare il suo spessore politico. Voglio solo che si affronti il problema con una completezza di dati esaminando anche soluzioni diverse dall’inceneritore, cosa che non è stata fatta. Se poi, valutando serenamente tutte le ipotesi, si riterrà che comunque è l’opzione migliore sono disposto ad adeguarmi. Credo però che Trento e il Trentino abbiano la possibilità di essere una sorta di provincia modello. Ha finanziamenti fuori dal comune ed è giusto e moralmente doveroso impegnarsi al massimo alla ricerca di soluzioni d’avanguardia che possano essere d’esempio per gli altri. E l’inceneritore è una soluzione di retroguardia.

In Provincia replicano dicendo che non c’è tempo per nuovi studi e sperimentazioni perché le discariche si stanno esaurendo.
Di fronte a problemi del genere non è la fretta che può guidare una politica lungimirante e seria. Non è questo il mezzo per operare scelte sensate. Se ci prendiamo qualche mese per allargare la visuale è tanto di guadagnato.

Nello studio sull’impatto ambientale si parla di rischio per la salute pari quasi a zero. Lei da medico lo contesta?
Non credo sia possibile attribuire a degli ingegneri, senza nulla togliere alla categoria, una valutazione così importante come il rischio per la salute. Sarebbe meglio se la problematica fosse affrontata da una commissione medica. Questo dimostra che anche all’interno dello studio sull’inceneritore vi sono delle lacune da colmare.

Secondo lei vi sono rischi?
Io faccio sempre un esempio. Se noi ammucchiamo 100 quintali di rifiuti abbiamo pochi effetti sull’ambiente e la salute. Se questi li bruciamo con l’inceneritore li riduciamo a 20, che diventano però rifiuti tossici e nocivi, a parte quelli che non riusciamo a catturare e che si disperdono nell’aria. Sono rifiuti che vanno smaltiti con procedure costosissime e che comunque da qualche parte inquinano sicuramente. Mi chiedo perché avere questi rifiuti tossici quando con una raccolta differenziata fissa possiamo arrivare all’80-85% di raccolta differenziata che poi possiamo distribuire sul territorio, incentivando i cittadini a prendere coscienza dell’importanza di differenziare.

Ma quali rischi vede per la salute?
Già oggi c’è un aumento delle patologie legate all’apparato respiratorio e soprattutto un aumento spaventoso delle forme allergiche. Con l’inceneritore l’inquinamento dell’aria peggiorerà perché sarebbe da stolti illudersi di abbattere totalmente le emissioni. E si andrà a gravare su una città come Trento, dove non c’è circolazione d’aria, con nuove sostanze, in particolare quelle cancerogene prodotte dalla combustione di materiali come la plastica, di cui ancora non si conosce la portata.

Dunque sciopero della fame. Un’iniziativa forte. Fino a quando intende andare avanti?
Finché la questione non sarà affrontata in maniera completa, studiando le possibili alternative.
 ESTO ARTICOLI

      
   

torna su