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Trento, 20 maggio 2013
Sviluppo del territorio ecosostenibile  e democrazia energetica:
il patto dei sindaci come motore per il rilancio economico

di Marco Ianes, Ecologisti e reti civiche - Verdi Europei
docente di impianti elettrici e consulente del settore energia

La tutela del territorio  passa attraverso il concetto di sviluppo equilibrato e sostenibile; per uno sviluppo del territorio eco-compatibile è necessario che le amministrazioni comunali si dotino di un sistema programmato di interventi e progetti, che permettano di identificare un percorso chiaro e costruttivo.

Uno strumento innovativo, per programmare un percorso di sviluppo sostenibile e, quindi, di tutela del territorio   e di “democrazia energetica” è messo a disposizione dall’iniziativa europea definita come “Il patto dei Sindaci” (COVENANT OF MAYORS).

Il Patto dei Sindaci è un’iniziativa europea che nasce dalla consapevolezza che gli obiettivi ambiziosi che l’UE si è prefissata al 2020 ,in tema di riduzione delle emissioni inquinanti, del risparmio energetico e dello sviluppo territoriale eco-sostenibile, ma ancor di più quelli che assumerà successivamente, per percorrere con serietà la strada della decarbonizzazione dell’economia, non potranno essere raggiunti senza un reale coinvolgimento degli Enti locali e regionali; infatti, nelle città si consuma la maggior parte dell’energia ed è quindi  con le città che si deve percorrere la strada della riduzione delle emissioni climalteranti.

Con il Patto dei Sindaci le città si assumono l’impegno di ridurre le proprie emissioni di oltre il 20% entro il 2020. Ciò attraverso la redazione e la successiva attuazione di un Piano di Azione locale che metta in evidenza le potenzialità del territorio e le opportunità, anche di natura economico-finanziaria, che sono a disposizione. Non è un piano limitato al solo contenimento delle emissioni date dall’uso delle combustioni; è un vero e proprio progetto generale di sviluppo territoriale che tocca vari aspetti della vita sociale ed economica di una comunità.

Ad oggi sono oltre 4.500 i Comuni europei aderenti al Patto e, di questi, circa la metà (2.200) sono italiani.Per la prima volta vengono chiamati in causa dall’Europa per lavorare insieme ai Governi nazionali affinché la tanto menzionata, ma poco applicata, governance di multilivello, sia effettivamente messa in atto.

"PATTO DEI SINDACI” come motore della GREEN ECONOMY e strumento per la democrazia energetica.

Con l’adesione al patto, un’amministrazione comunale prende il preciso impegno di predisporre un PAES (PIANO AZIONE ENERGIA SOSTENIBILE).

Per predisporre il piano, l’amministrazione deve avviare un processo di reperimento dati, sulla situazione energetica dei propri stabili e della propria struttura cittadina; ad esempio, è necessario rilevare lo stato delle costruzioni di proprietà, in merito al loro status energetico ( qualità dell’isolamento termico, verifica dello stato degli impianti elettrici e termosanitari) ; moltissime amministrazioni non sanno nemmeno quanto spendono in consumi energetici e in manutenzioni non programmate e, questo problema, mette a serio rischio una corretta gestione delle già scarse disponibilità economiche che l’amministrazione stessa ha a disposizione. Avviare un percorso di raccolta dati della situazione del patrimonio immobiliare e tecnologico comunale, anche aldilà della volontà di aderire al patto dei sindaci, permette di avere un corretto quadro della situazione e, quindi, permette di orientare correttamente e senza sprechi, le risorse a disposizione.

Quando i dati sono a disposizione, l’amministrazione è in grado di predisporre il piano di azione vero e proprio; fatta l’analisi tecnica dei dati, infatti, è possibile programmare interventi, ad esempio, per:

P.R.I.C.: piano regolatore illuminazione comunale; questo progetto prevede la revisione globale del sistema di illuminazione pubblica, analizzandone fonti di spreco e interventi possibili per ottimizzare l’uso del sistema di illuminazione pubblica. È possibile programmare sostituzioni di corpi illuminanti obsoleti e con rendimenti pessimi, con apparecchi ad elevata efficienza e a contenimento dei consumi, quali ad esempi quelli che sfruttano la tecnologia a LED; nel piano è possibile prevedere sistemi di contenimento dei consumi, tramite installazione di apposite centraline a controllo programmabile, per regolare il flusso luminoso in base ad orari prestabiliti, programmando un rientro monetario dato dal risparmio di energia consumata.

Programmazione degli interventi strutturali per il risparmio energetico: isolazione degli edifici, manutenzione degli impianti elettrici  e termici, sviluppo del corretto impiego delle fonti di energia rinnovabile ( fotovoltaico, eolico, idroelettrico e biomassa).

Programmazione del sistema di mobilità comunale eco-sostenibile.

Quali gli strumenti a disposizione di un’amministrazione per applicare il PAES?

I problemi principali delle amministrazioni sono due: uno di ordine economico e uno di carattere tecnico.Per quanto riguarda il problema tecnico, vi è da dire che molte amministrazioni comunali, purtroppo, hanno al loro interno una struttura con una preparazione tecnica non sicuramente all’altezza delle conoscenze richieste oggi, sia in ambito energetico che nel contesto di sviluppo eco-sostenibile; mancano adeguati percorsi di formazione e informazione  per il personale tecnico delle amministrazioni comunali; tecnici che, purtroppo molto spesso, sono disinformati sulle novità tecnologiche, ma anche sui percorsi virtuosi che si possono sviluppare con aiuti economici messi a disposizione sia dalla comunità europea, sia dalle agevolazioni fiscali.Il problema economico è sicuramente il più rilevante; sempre maggiori, infatti, sono le difficoltà di reperire risorse, per mettere in esecuzione progetti di qualsiasi tipo.

La soluzione del problema economico di reperimento dei fondi per la predisposizione e  l’attuazione del PAES, tuttavia è meno traumatica della soluzione al problema tecnico; infatti, gli strumenti finanziari per attuare il PAES, consentendo ai comuni di non intaccare il proprio bilancio, sono molti qui ne cito solo alcuni:

Finanziamenti diretti dalla comunità europea tramite il FESR (fondo europeo di sviluppo regionale), fondo ELENA (European local energy assistance); EEEF: fondo europeo per efficienza energetica; queste sono solo alcune iniziative europee per sostenere il patto dei sindaci, ma vi sono molti altri percorsi di finanziamento percorribili, che possono coprire molte componenti del piano di azione; anche accedendo a finanziamenti non mirati direttamente a tale piano, ma a singole parti del piano stesso.

In Italia, per esempio,vi sono altri percorsi che possono concorrere, assieme ai fondi europei, a sviluppare il piano predisposto: il nuovo CONTO TERMICO, che è in fase di partenza in questi giorni,  riserva una considerevole quota di finanziamenti riservati esclusivamente alle amministrazioni pubbliche, in tema di interventi di ristrutturazione e sviluppo delle energie rinnovabili; vi sono contributi provinciali anche per interventi relativi al piano regolatore dell’illuminazione comunale (PRIC).

Questi sono solo alcuni esempi per mettere in evidenza che le strade da percorrere per lo sviluppo ecosostenibile delle nostre città è veramente possibile; la democrazia energetica è attivabile realmente, usando mezzi e conoscenze che è sempre più necessario avere e mettere a disposizione del bene comune.Il piano di azione per energia sostenibile mette a disposizione una serie di lavorazioni essenziali  per la sua attivazione; ecco, quindi, lo stretto collegamento tra il PAES e la possibilità di creare lavori pubblici per le imprese di costruzioni edili, che si troverebbero coinvolte nelle opere di riqualificazione degli edifici, piuttosto che le ditte di impiantisti, necessarie alla realizzazione, per esempio, del nuovo sistema di illuminazione pubblica, piuttosto che per i rinnovi degli impianti termosanitari.

Naturalmente  anche i finanziamenti dell'esecuzione del piano vero e proprio rientrano nei canali visti primi; sfruttare le risorse e gli incentivi messi a disposizione dalla comunità europea, per questi interventi speciali, è un'occasione da non perdere, viste le grandi difficoltà che le nostre aziende, soprattutto nel capo delle costruzioni, stanno vivendo. Eppure, il sistema non riesce a decollare, proprio perché sono moltissime le amministrazioni comunali che non conoscono nemmeno l'esistenza di queste nuove vie di sviluppo. La provincia autonoma di Trento ha aderito al patto, come coordinatore zonale, al fine di incentivare i propri comuni ad aderire fattivamente al patto dei sindaci che, operativamente rimane prerogativa  esclusiva delle amministrazioni comunali.  In Trentino, per la verità, sono pochi i comuni che hanno cominciato ad operare scelte forti di adesione ad una politica di democrazia energetica applicata.

Rovereto ha predisposto il Paes, il comune di Fondo lo sta presentando e vi sono altri 3/4 comuni che hanno aderito al patto e stanno lavorandoci; per Trento, purtroppo, sembra che non ci sia moltissima predisposizione politica a recepire queste tematiche e la cosa mi spiace parecchio, poiché personalmente ho cercato più volte di sensibilizzare l'amministrazione in tal senso, con alcune  proposte innovative davvero interessanti e a costi rientrabili in tempi e modi letteralmente indolori! Naturalmente, partire con un'adesione al Patto dei sindaci implica scelte diverse e innovative, rispetto alla tradizionale gestione amministrativa delle nostre città; scelte che devono coinvolgere persone che credono realmente in questo sviluppo innovativo, che potrebbe davvero essere uno dei motori principali per spingere “la nave” Italia, ma direi Europa, fuori da questa crisi lacerante.

Per crederci, è necessario investire in persone preparate e cercare di costruire un percorso politico che guardi al futuro con occhi diversi, con la volontà di provare percorsi davvero diversi dalla solita mediocrità che siamo costretti a vedere e sentire da ormai molti anni.

Dobbiamo provare a guardare il futuro con  occhi diversi e utilizzare strumenti diversi che esistono, sostenuti finanziariamente dalla comunità europea; non possono più valere le scuse dell’assenza di fondi per evitare l’innovamento tecnologico delle città; i fondi esistono e, molto spesso, rimangono inutilizzati nelle casse della comunità europea, perché le amministrazioni comunali non sanno come accedervi.

Se proviamo a guardare il futuro con questi occhi diversi, forse anche da qui può partire un reale messaggio politico innovatore; che può essere promotore di metodi nuovi, anche per la nostra provincia, dove saremo chiamati molto presto, alle prossime elezioni di ottobre, a decidere nuovi percorsi, portati avanti magari con un pizzico di coraggio e di lungimiranza maggiore.

Ogni municipalità trentina, con queste possibilità e aderendo al patto dei sindaci, potrebbe contribuire a far crescere un nuovo modo di conciliare politica e servizio per il bene collettivo; garantendo, quindi, una democrazia energetica che possa essere motore, naturalmente non inquinante, dello sviluppo territoriale e culturale. Una nuova cultura di sviluppo territoriale, rispettosa dell'ecosistema in cui viviamo e all'insegna della corretta gestione delle risorse energetiche che abbiamo a disposizione è fondamentale per vincere le sfide sempre più difficili che ci troveremo ad affrontare.

Tabella del percorso del "patto dei sindaci"

http://marcoianes.net

 

      
   

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